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Amore a scuola? Sì… ma solo con il consenso scritto del genitore



L'Amore ai Tempi del Modulo A-47

Baci, carezze e sguardi languidi? Prima compilare in triplice copia. E che sia firmato da un genitore, perdio.

Ce li immaginiamo già, i corridoi delle scuole italiane trasformati in succursali dell'Agenzia delle Entrate. I bidelli, promossi a burocrati del cuore, a smistare scartoffie con la stessa gioia di un condannato a morte. Al posto dei diari, faldoni. E due quindicenni, lì, con gli ormoni in subbuglio e gli occhi a cuore, bloccati sul più bello: «Scusa, amore, hai portato il modulo A-47 per il tenersi la mano? Il mio l’ha firmato papà, ma mamma ha messo una postilla sulla distanza interpersonale».

Benvenuti nel futuro radioso dell'educazione sentimentale, un capolavoro partorito dalle menti più brillanti del nostro tempo, dove ogni slancio emotivo dovrà passare al vaglio di un consenso informato. Non stiamo parlando di educazione sessuale, quel fantasma che si aggira nelle aule italiane da decenni, ma del passo successivo: la burocratizzazione del flirt.

Il Grande Fratello Educativo: Papà ti guarda

Mentre il dibattito pubblico si infiamma, con proposte di legge come quella del Ministro Valditara che, come riporta La Legge per Tutti, introduce il "consenso informato preventivo" per ogni attività che riguardi la sfera della sessualità e dell'affettività, qualcuno ha deciso di portare il concetto a un nuovo livello. L'idea di fondo, sbandierata come una vittoria per la "corresponsabilità educativa", è semplice: nulla che riguardi sesso, affetti o relazioni può essere discusso in classe senza il timbro di approvazione della famiglia. Una misura che, secondo i proponenti, mira a rafforzare l'alleanza scuola-famiglia e a proteggere i pargoli da chissà quale indottrinamento.

Peccato che, mentre si erigono muri cartacei contro l'educazione, ci si dimentichi un dettaglio: l'Italia è uno degli ultimi Paesi in Europa, insieme a Bulgaria, Polonia e Ungheria, a non avere ancora un'educazione sessuale e affettiva obbligatoria per legge, come sottolinea l'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. Dal 1975, più di trenta proposte di legge sono state presentate e lasciate a morire in qualche cassetto. Evidentemente, era più urgente normare la distanza di sicurezza tra due banchi che spiegare il concetto di consenso.

Adolescenti 2.0: tra TikTok e Moduli ministeriali

La cosa, se non fosse tragica, sarebbe esilarante. Mentre i nostri politici si preoccupano di chi debba autorizzare una lezione sull'empatia, i ragazzi le risposte le cercano altrove. E dove, se non online? Una ricerca condotta da Durex in collaborazione con Scuola.net su un campione di 15mila giovani è piuttosto chiara: il 53,2% degli adolescenti si informa su sessualità e contraccezione tramite Internet. Il risultato è un'educazione sentimentale "fai-da-te" a base di tutorial, influencer e, nei casi peggiori, siti per adulti.

E il paradosso è che sarebbero proprio i diretti interessati a volere altro. La stessa ricerca ci dice che nove giovani su dieci vorrebbero l'educazione sessuale a scuola. Ma la vera beffa, il colpo di scena che manco a Hollywood, è che pure i genitori sono d'accordo: quasi 8 su 10 (il 78,6%) si dicono favorevoli. Quindi, ricapitolando: i figli la vogliono, i genitori pure, ma la politica è impegnata a redigere moduli per impedire che se ne parli senza il loro permesso scritto. Geniale.

L'Analfabetismo Emotivo di Stato

L'ossessione per il controllo genitoriale su temi "sensibili" sta avendo effetti grotteschi. Come denuncia Giustizia Insieme, proposte come il disegno di legge C. 2423 rischiano di trasformare la scuola in un campo minato dove ogni attività, dalla prevenzione del bullismo alla discussione su un film, potrebbe richiedere un'autorizzazione preventiva. Un emendamento al ddl Valditara, riporta Orizzonte Scuola, è arrivato a escludere ogni tipo di attività didattica sulla sessualità persino nelle scuole medie.

Cosa stiamo creando? Un esercito di analfabeti emotivi. Giovani a cui viene negata la possibilità di imparare a gestire le emozioni, a riconoscere una relazione tossica, a capire il significato della parola "consenso". E i dati parlano chiaro: un'indagine Ipsos per Save the Children del 2025 rivela che, sebbene il 90% degli adolescenti conosca la teoria del consenso, quasi la metà (48%) ammette che in una relazione è difficile dire di no. Ancora peggio, il 29% crede che l'abbigliamento di una ragazza possa "provocare" una violenza. Questi non sono numeri, sono il certificato di fallimento di un sistema che preferisce il silenzio all'educazione.

Amare con la Marca da Bollo

Mentre si discute di "carriere alias" e si vieta di parlare di "fluidità di genere", come previsto da alcune proposte di legge citate dalla Camera dei Deputati, la vita reale va avanti. Gli adolescenti continueranno a innamorarsi, a scambiarsi messaggi, a darsi il primo bacio dietro la palestra. Lo faranno senza aver ricevuto gli strumenti per costruire relazioni sane, basate sul rispetto e sulla consapevolezza.

Ma non preoccupatevi. Avranno un modulo firmato in cartella. Che, in fondo, è molto più importante di saper dire "ti amo". O "no".

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