Giustizia Divina 2.0: Vota NO, che a sbagliare ci pensano già loro
Cronaca di un referendum annunciato. Mentre il Paese affoga nei processi lumaca, la politica ci regala l'unica riforma di cui non avevamo bisogno: separare i gemelli siamesi della magistratura. E chiederci pure se siamo contenti.
Atto I: La Grande Illusione, ovvero “Separati in casa che funziona”
Signore e signori, tenetevi forte. Nella primavera del 2026, come anticipato da testate quali Geopop, saremo chiamati alle urne per il gran finale di una telenovela che neanche a Cinecittà: il referendum sulla riforma della giustizia. Il menù, offerto dalla ditta Meloni-Nordio, è di quelli che promettono la luna: separazione delle carriere tra giudici e PM, due bei Consigli Superiori della Magistratura nuovi di zecca (uno per poltrona, sennò si litiga) e un'Alta Corte Disciplinare per bacchettare le toghe monelle. Un lifting costituzionale che, a detta dei promotori, renderà il giudice finalmente "terzo e imparziale", come recita l'articolo 111 della Costituzione citato da Il Foglio. Peccato che, per ottenere questa verginità processuale, si rischi di far finire il PM, quello che dovrebbe dar la caccia ai potenti, al guinzaglio dell'Esecutivo. Un dettaglio, suvvia.
Il vero spasso è che questa crociata per separare chi accusa da chi giudica si basa su un problema che... non esiste. Come ha candidamente sottolineato la Prima Presidente della Cassazione, Margherita Cassano, in un'audizione riportata da La Magistratura, negli ultimi cinque anni solo lo 0,83% dei PM ha cambiato casacca per fare il giudice, e appena lo 0,21% ha fatto il viaggio inverso. Praticamente, stiamo riscrivendo la Costituzione per un fenomeno più raro di un politico che ammette un errore.
Atto II: I veri problemi? Un optional per un'altra legislatura
Ma parliamo di cose serie, o almeno proviamoci. Mentre i nostri eroi si accapigliano sulla separazione consensuale delle toghe, la giustizia reale, quella che tocca i comuni mortali, annega. Come ci ricorda l'Osservatorio CPI dell'Università Cattolica, nonostante i mirabolanti sforzi del PNRR, l'obiettivo di ridurre del 40% i tempi dei processi civili entro il 2026 è ancora un miraggio. Parliamo di cause che, secondo stime del 2024, possono durare quasi sei anni per arrivare in Cassazione. E nel penale non si ride: un'analisi di ADR Intesa parla di una media di otto anni e tre mesi, il doppio rispetto a un decennio fa.
Ecco, le ragioni del NO stanno tutte qui: la riforma, come denunciano le opposizioni e persino l'Associazione Nazionale Magistrati, non tocca minimamente i veri cancri del sistema. Non un euro in più per il personale amministrativo, non una riga sulla digitalizzazione (quella vera, non i fax col modem 56k), non una soluzione per i tribunali che cadono a pezzi. È come ridipingere la facciata di un palazzo con le fondamenta che cedono: un capolavoro di inutilità.
Atto III: Il Giudice al guinzaglio e il cittadino in braghe di tela
Cosa cambia, quindi, per il cittadino che voterà SI? In teoria, si troverà davanti un giudice più "puro". Nella pratica, potrebbe trovarsi di fronte un'accusa indebolita e addomesticata. L'allarme, lanciato da più parti, è chiaro: un PM separato dal resto della magistratura, con un suo CSM e una carriera a parte, diventa un bersaglio facile per le pressioni della politica. L'Associazione Nazionale Magistrati lo dice senza mezzi termini: si pone il rischio concreto di un "assoggettamento al potere esecutivo".
Tradotto per noi profani: se un giorno un potente palazzinaro vi costruisce un ecomostro davanti a casa, o un banchiere allegro si gioca i vostri risparmi, preferireste un PM con le spalle coperte da un ordine giudiziario indipendente o uno che deve guardarsi le spalle dal governo di turno? Come ha chiosato la giudice Iolanda Marro in un'intervista ripresa da Unicost, "che tipo di tutela avrà il cittadino di fronte a una prevaricazione di un potere forte, in un sistema del genere?". Appunto.
Atto IV: Numeri da circo e un sorteggio per il futuro
E veniamo ai numeri, perché la satira è bella ma i dati sono meglio. L'Italia, secondo dati citati da Il Fatto Quotidiano, ha 12 magistrati ogni 100mila abitanti. La Germania, il doppio. E noi, invece di assumerne, cosa facciamo? Litighiamo su come dividerli. Secondo i dati dell'ufficio statistico del CSM, in Italia ci sono circa 9.600 magistrati, con una maggioranza di donne (il 56,7%) che però, come nota gNews, faticano ad arrivare ai vertici.
La chicca finale di questa riforma è il metodo di selezione dei nuovi CSM: il sorteggio. Avete capito bene. I membri togati non saranno più eletti dai loro colleghi, ma estratti a sorte. Una logica che, come fa notare sarcasticamente Il Foglio riportando le critiche, nessuno applicherebbe per scegliere l'amministratore del proprio condominio, ma che a quanto pare va benissimo per decidere chi governa la giurisdizione. Una tombola delle nomine per stroncare il potere delle correnti, dicono. O forse, più semplicemente, per avere organi di autogoverno più deboli e malleabili.
Chiusura: Votate NO, con la stessa gioia con cui pagate le tasse
Alla fine della fiera, questo referendum assomiglia a una gigantesca distrazione di massa. Mentre la barca della giustizia imbarca acqua da tutte le parti – con quasi 826.000 procedimenti penali pendenti a metà 2025, secondo i dati del Ministero della Giustizia – ci viene chiesto di applaudire il nuovo arredamento della cabina del capitano.
Votare NO non risolverà magicamente i problemi, ma almeno eviterà di aggiungerne di nuovi e potenzialmente devastanti. Significherà rispedire al mittente un giocattolo costoso e inutile, costringendo la politica a guardare in faccia la realtà: servono risorse, personale e organizzazione, non separatismi da Prima Repubblica. Altrimenti, l'unica cosa "terza e imparziale" che vedremo sarà il becchino, che prima o poi arriva per tutti, imputati e non, dopo l'ennesimo rinvio.
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