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Giustizia Divina 2.0: Vota SÌ e prenota il tuo posto in un tribunale nuovo di zecca

Referendum 2026 sulla riforma della giustizia le ragioni del si, che cosa cambia per il si al cittadino, che cosa cambia ai giuduci rispetto alla normativa e i numeri attuali

Giustizia Divina 2.0: Vota SÌ e prenota il tuo posto in un tribunale nuovo di zecca (forse nel 2050)

Cronache da un Paese in cui per velocizzare la maratona della giustizia, si decide di far correre i giudici su due binari separati. E vissero tutti lenti e contenti.

Signore e signori, tenetevi forte perché la Rivoluzione è servita. O quasi. Nella primavera del 2026, come riporta Sky TG24, saremo chiamati alle urne per un referendum costituzionale che promette di rivoltare la giustizia come un calzino. Niente quorum, per fortuna, così non dovremo nemmeno fingerci interessati in troppi. La grande idea, partorita dopo decenni di chiacchiere da bar e risse nei salotti televisivi, è la "separazione delle carriere". Un concetto così sexy che, a confronto, la scissione dell'atomo sembra una barzelletta. Votando SÌ, finalmente, giudici e pubblici ministeri prenderanno strade diverse, come una vecchia coppia di rockstar che non si sopporta più ma continua a incidere dischi per la stessa etichetta. Una svolta epocale, ci dicono. E chi siamo noi per dubitarne?

Finalmente Giudici Imparziali (e PM con il guinzaglio?)

La solfa che ci viene propinata dai cantori del SÌ, come l'Unione delle Camere Penali Italiane citata da gNews, è che questa riforma garantirà un giudice "terzo e imparziale". Perché, vedete, oggi il rischio è che il giudice e il PM, avendo fatto lo stesso concorso e frequentato gli stessi corridoi, la sera si ritrovino a bere uno spritz insieme, decidendo le sorti degli imputati tra un'oliva e una patatina. Un quadretto inquietante, non c'è che dire. La riforma, approvata in via definitiva dal Senato il 30 ottobre 2025, come documentato da più fonti, vuole spezzare questa "promiscuità". Giudici da una parte, PM dall'altra. Due carriere, due destini, due organi di autogoverno (i CSM, che si sdoppiano come per magia) e una scintillante Alta Corte disciplinare per bacchettare chi sgarra. L'obiettivo, sussurrano i maligni, non è tanto avere un giudice più giusto, quanto un PM più "sensibile" alle direttive di chi comanda. Ma queste sono, ovviamente, solo le paranoie dei soliti gufi che non vogliono il bene del Paese.

Cittadino, per te cambia tutto (cioè nulla)

Ma veniamo al sodo: tu, povero cristo che attendi una sentenza da ere geologiche, cosa ci guadagni? La risposta è un capolavoro di marketing politico: la "percezione" di una giustizia migliore. Mentre i tuoi processi continueranno a durare un'eternità, l'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani ci ricorda che nel 2022 per una causa civile in Italia ci volevano in media 6 anni e 5 mesi, contro i 3 anni e 8 mesi di Francia e Spagna, tu potrai consolarti sapendo che chi ti accusa e chi ti giudica non si scambiano più gli auguri a Natale. Una conquista di civiltà che non ha prezzo. I problemi veri, quelli che ti tengono sveglio la notte  la carenza di personale, i 90 magistrati senza computer a Milano di cui parlava il Giorno a inizio 2025, la digitalizzazione a singhiozzo quelli possono aspettare. Prima la forma, poi la sostanza. E poi, volete mettere la soddisfazione di partecipare a una riforma costituzionale? È come cambiare il motore a una macchina senza ruote: inutile, ma vuoi mettere il sound?

Toghe in guerra fredda: il Grande Rimescolamento

E i magistrati? Ah, loro sì che si divertiranno. Con la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudicanti e uno per i requirenti, assisteremo a una lottizzazione di poltrone degna della Prima Repubblica. Attualmente, secondo i dati riportati da Filodiritto, i PM sono circa 2.600 contro 8.000 giudici, una minoranza che oggi pesa per un quarto nel CSM unico. Domani, avranno il loro fortino personale. L'intento dichiarato è ridurre il potere delle correnti, ma il risultato potrebbe essere una splendida guerra fredda tra caste, con carriere separate fin dal primo giorno e zero possibilità di cambiare idea. Una rigidità che nemmeno nel più austero degli ordini monastici. E a giudicare i loro peccati non sarà più il CSM, ma l'inedita Alta Corte, un organo nuovo di zecca i cui membri saranno in parte sorteggiati. Il sorteggio, presentato come la panacea contro le logiche correntizie, come sottolineato al Salone della Giustizia, è l'ultima frontiera della meritocrazia all'italiana: affidarsi alla Dea Bendata per scegliere chi deve controllare i controllori. Geniale.

Numeri da incubo e riforme da copertina

Mentre ci perdiamo in questi bizantinismi da azzeccagarbugli, i numeri della nostra giustizia restano impietosi. Il Ministero della Giustizia, nei suoi monitoraggi aggiornati a ottobre 2025, certifica una situazione delle pendenze civili e penali che definire critica è un eufemismo. Abbiamo un numero di magistrati tra i più bassi d'Europa, come lamentava già nel 2021 il commissario UE alla Giustizia Didier Reynders, e una spesa per la giustizia che, secondo le previsioni di bilancio del Ministero, non sembra destinata a fare miracoli. La lentezza dei processi, come evidenziato da Affaritaliani.it, ci costa quasi mezzo punto di PIL. Di fronte a questa catastrofe, la politica cosa fa? Invece di assumere cancellieri, comprare computer e sfoltire le procedure, ci regala una riforma costituzionale. È come se, per curare un'emorragia, il medico ti proponesse un lifting.

Alla fine, la domanda è una sola: questa grande separazione servirà a rendere la giustizia più efficiente o solo a regolare qualche conto in sospeso tra politica e magistratura? Ai posteri, e soprattutto alle aule di tribunale, l'ardua sentenza. Nel frattempo, andate a votare SÌ. Male che vada, avrete contribuito a un'altra magnifica, italianissima, opera incompiuta.

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