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Il Ponte sullo Stretto: l’Unica Grande Opera che Funziona Meglio da Ferma

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Il Ponte sullo Stretto: l’Unica Grande Opera che Funziona Meglio da Ferma

Feticismo infrastrutturale per un Paese a binario unico, dove l'unica cosa sospesa è il buonsenso.

Aprite le finestre, respirate quest’aria di progresso. La sentite? È l’odore acre del calcestruzzo che non verrà mai gettato, dei rendering che ingialliscono sui server ministeriali, del sogno di unire due lembi d’Italia separati da un braccio di mare e da decenni di logica. Il Ponte sullo Stretto è tornato, ancora una volta, come un tormentone estivo a novembre, a scaldare i cuori e a svuotare le tasche di un Paese che, evidentemente, non ha di meglio a cui pensare.

Mentre il Capitano Salvini, con l'elmetto da cantiere calcato sulla fronte come un condottiero di ritorno da una battaglia contro i mulini a vento, promette l’avvio dei lavori, la realtà, quella vecchia guastafeste, presenta il conto. E che conto.

Un Progetto con Più Criticità che Piloni

Mettiamo subito le cose in chiaro: il progetto, approvato con l'entusiasmo di chi inaugura una sagra di paese, fa acqua da tutte le parti. Il Comitato Scientifico, quell'adunata di gufi e menagramo che si ostinano a usare la scienza, ha dato un parere positivo che assomiglia più a un "sì, vabbè, fate voi". Come riporta Open, la relazione degli esperti è un florilegio di 68 "criticità". Mancano test aggiornati sul vento, mancano prove sismiche adeguate "di fronte a sismi elevati che si sono verificati di recente nel mondo", mancano certezze sui materiali. In pratica, abbiamo un progetto per il ponte sospeso più lungo del mondo e ci stiamo ancora chiedendo se starà in piedi con un po' di scirocco o se si accartoccerà al primo tremore di quella terra che, come ricorda Il Giornale dell'Ambiente, è un groviglio di faglie attive.

Ma niente paura. Il consorzio Eurolink, citato sempre da Open, ci rassicura: le prove non sono state fatte per "non perdere tempo". Una logica inattaccabile. D'altronde, perché preoccuparsi della sicurezza quando c’è da tagliare un nastro?

Il Portafoglio Piange (e non è l'unico)

Parliamo di soldi, l'unica cosa concreta in questo mare di chiacchiere. Il costo dell'opera, secondo quanto scriveva Eunews già nel 2023, è lievitato a 13,5 miliardi di euro, a cui aggiungere circa 1,1 miliardi per le opere ferroviarie connesse. Una cifra che fa impallidire una finanziaria e che, come candidamente ammesso nel Documento di Economia e Finanza di allora, non aveva coperture.

Come si è risolto? Semplice. Con un emendamento della Lega, rivela Fanpage, si è deciso di aggiungere 1,5 miliardi prelevandoli dal Fondo Sviluppo e Coesione, ovvero i soldi destinati in buona parte alle Regioni, specialmente del Sud. In pratica, per costruire un ponte che unisca Calabria e Sicilia, si tolgono fondi a Calabria e Sicilia. Un colpo di genio che neanche Machiavelli. E mentre si prosciugano le risorse per sanità e infrastrutture locali, l'unica cosa che si unisce davvero è il debito.

La Corte dei Conti: L'ultimo Baluardo del Pudore

In questo scenario da commedia dell'arte, un barlume di lucidità è arrivato dalla Corte dei Conti che, come riportato da diverse testate a fine ottobre 2025, ha deciso di non concedere il visto di legittimità alla delibera del CIPESS. Una bocciatura che ha scatenato l'ira funesta del governo. Il Ministro Salvini ha parlato di "scelta politica" e "grave danno per il Paese", mentre la Premier Meloni ha tuonato contro "l'ennesimo atto di invasione dei giudici".

È meraviglioso. Quando la magistratura contabile fa il suo lavoro, ovvero controllare come vengono spesi i nostri soldi, diventa un'invasione di campo. D'altronde, cosa ne sanno loro di "assoluta strategicità", come recitava il DEF? Lasciateli lavorare, i visionari.

Un Ponte Verso il Nulla

La verità è che il Ponte sullo Stretto non è un'opera ingegneristica, è un feticcio politico. Un totem di cemento e acciaio da adorare per distogliere lo sguardo da un Mezzogiorno dove, come ricordava lo stesso Salvini qualche anno fa in un raro momento di lucidità pre-folgorazione pontista, "il 90% delle ferrovie in Sicilia è a binario unico". Un Sud dove, come sottolinea LaC News24, l'alta velocità europea si ferma a Eboli.

A cosa servirà un ponte avveniristico se per raggiungerlo da entrambi i lati bisogna affidarsi a strade e ferrovie da Terzo Mondo? Sarà come montare un portale al plasma su una Fiat Duna del '91. Affascinante, ma fondamentalmente inutile.

E così, mentre il dibattito si avvita su se stesso tra pareri tecnici ignorati, costi esorbitanti e scontri istituzionali, il Ponte rimane lì, sospeso nel limbo dei sogni di grandezza di una politica che non sa più cosa inventarsi per sembrare utile. Forse, la sua vera utilità è proprio questa: essere un monumento all'incompiuto, un promemoria perenne della nostra capacità di sprecare tempo, denaro ed energie.

In fondo, forse è meglio così. Lasciamolo lì dov'è, nei rendering e nei comizi. Almeno da fermo, non crolla.

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