Tranquilli, è tutto a posto: l'Italia non ha bisogno di ispettori della libertà di stampa. Lo dice chi la controlla.
Mentre l'Europa si preoccupa, a Roma si fa spallucce. Con un tempismo che neanche un orologio svizzero, la destra europea, su gentile imbeccata dei patrioti nostrani, blocca una missione Ue pronta a ficcare il naso sullo stato di diritto e la salute dell'informazione nel Belpaese. E noi che pensavamo fossero a corto di idee per il cabaret.
Atto I: "Vietato disturbare il manovratore"
La scena è di quelle che strappano una risata amara. A Bruxelles, come riporta un'analisi de Il Fatto Quotidiano, il Partito Popolare Europeo, in un impeto di solidarietà con le destre più destre, ha deciso che non è il caso di venire a disturbare il governo Meloni. La proposta? Una "missione di monitoraggio" della commissione Libertà civili dell'Eurocamera per dare un'occhiatina allo stato di diritto e, soprattutto, alla libertà di stampa. Una cosa di routine, se non avessi nulla da nascondere. E invece, apriti cielo. Con una mossa degna del miglior prestigiatore, la maggioranza composta da Popolari, Conservatori e Riformisti (il gruppo di Fratelli d'Italia) e altri patrioti assortiti ha sbarrato la porta. La motivazione ufficiosa, secondo i maligni del web e non solo, è non creare fastidi in vista del referendum sulla giustizia. Quella ufficiale, come spiegato dal co-presidente del gruppo ECR Nicola Procaccini, è evitare "l'uso strumentale e politico" di queste missioni. Tradotto dal politichese: se a ispezionare sono gli altri, è un complotto; se controlliamo noi, è tutto regolare.
Atto II: La classifica è solo un'opinione (di gufi e rosiconi)
Eppure, a voler essere pignoli, qualche motivo per venire a dare un'occhiata ci sarebbe. Secondo l'ultimo rapporto di Reporter Senza Frontiere, l'Italia è sprofondata al 46° posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa, perdendo ben cinque posizioni in un solo anno. Un risultato che ci piazza dietro a Tonga e alle Fiji, con tutto il rispetto per le isole del Pacifico. Tra le cause, RSF cita senza mezzi termini i "tentativi da parte dei politici di ostacolare la libertà di coprire i casi giudiziari attraverso una 'legge bavaglio'" e l'acquisizione della seconda agenzia di stampa nazionale, l'AGI, da parte di un parlamentare della Lega. Dettagli, ovviamente. Quisquilie. Pinzillacchere. La premier, dal canto suo, ha liquidato le critiche contenute nei report europei come "attacchi maldestri" basati su "fake news" diffuse dai soliti noti: Repubblica, Domani, Il Fatto. Insomma, non è che la stampa non è libera, è che i giornalisti sono nemici della patria. Un classico intramontabile.
Atto III: Il Media Freedom Act? Bello, ma non balla
Mentre si sbarrano le porte agli ispettori, c'è un altro fastidio europeo che il governo sta cercando di gestire con la stessa grazia di un elefante in una cristalleria: lo European Media Freedom Act. Un regolamento, non una raccomandazione, che dovrebbe essere legge in tutta l'Unione per proteggere i giornalisti e garantire l'indipendenza dei media. E l'Italia? È "terribilmente in ritardo", come ha denunciato l'eurodeputato Sandro Ruotolo. Anzi, secondo la testata lavialibera, il nostro Paese non ha ancora recepito il provvedimento, rischiando una salatissima procedura d'infrazione. Una "TeleMeloni Tax", come la chiamano le opposizioni, che pagheranno i cittadini. D'altronde, come dimenticare quella "linea rossa" tracciata dal governo italiano a Bruxelles, riportata da Affaritaliani.it, per mantenere la possibilità di spiare i giornalisti in nome della "sicurezza nazionale"? Evidentemente, la sicurezza della nazione dipende più dal controllare chi scrive che dal risolvere i problemi di cui si scrive.
Atto IV: "Nessuna occupazione, solo un cambio di palinsesto"
E poi c'è lei, la Rai. La più grande azienda culturale del Paese trasformata in un set di "Casa Vianello" dove la politica fa la parte di Sandra e i giornalisti quella di Raimondo. I sindacati hanno parlato senza mezzi termini di "inedita occupazione del servizio pubblico", come documentato persino dal Reuters Institute for the Study of Journalism. Ma anche qui, si tratta di punti di vista. Per il governo non c'è "nessuna limitazione" alla libertà, solo la difesa da leggi bavaglio che, a quanto pare, sono necessarie per non disturbare il lavoro dei magistrati. O forse, più probabilmente, quello dei politici.
Chiusura: Sipario (sull'informazione)
Alla fine, la decisione di bloccare la missione europea è la più coerente delle ammissioni. Perché invitare a cena un ispettore sanitario quando sai di avere la cucina in disordine? Meglio chiudere a chiave, tirare le tende e dire a tutti che si sta facendo una profonda e accurata pulizia di primavera. D'altronde, come diceva quel tale, "a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina". E qui, a pensare male, non si fa neanche più peccato. Si fa cronaca. Finché ce la lasciano fare.
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