Miracolo a Palazzo Chigi: lo Spread cala, il Rating sale e il tuo carrello piange. Ma va tutto bene, fidati
Miracolo a Palazzo Chigi: lo Spread cala, il Rating sale e il tuo carrello piange. Ma va tutto bene, fidati.
Le agenzie di rating ci promuovono, i mercati ci sorridono, il governo gongola. E tu? Tu guardi il conto in banca e ti chiedi se vivi in un altro Paese. Benvenuto nell'Italia dei paradossi, dove la macroeconomia è uno show di successo e la tua vita quotidiana un film d'essai un po' troppo realista.
Scusi, per la Prosperità? Terza porta a destra, poi dritto fino a mai
Avete presente quella sensazione di euforia che vi pervade quando controllate l'andamento dello Spread BTP-Bund? No? Strano. Perché a sentire i bollettini da Palazzo Chigi, dovremmo tutti stappare quello buono. Dopo aver toccato vette che manco Reinhold Messner, il differenziale tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi è in calo, un calo che, come riporta Borsa Italiana, si attesta su una diminuzione del 39,05% in un anno. Un sospiro di sollievo per i conti pubblici, un orgasmo multiplo per i mercati finanziari. Il governo, con la premier in testa, non perde occasione per ricordarcelo: "L'Italia cresce più delle altre grandi economie europee, abbiamo il più alto tasso di occupazione", esultava la Meloni in un'intervista a Fox News. Peccato che l'entusiasmo non sia contagioso come l'influenza. Mentre lo spread si gode il suo momento di gloria, tu ti ritrovi al supermercato a fare la conta dei centesimi per non far sembrare il carrello della spesa un deserto del Gobi.
Promossi a pieni voti (dagli altri): il Rating è BBBello, ma non si mangia
Come se non bastasse lo spread in discesa, ci siamo beccati pure una promozione. Anzi, più di una. L'agenzia Moody's, dopo 23 anni di sguardi torvi, ha alzato il nostro rating sovrano da Baa3 a Baa2, come racconta compiaciuto Il Sole 24 Ore, premiando una "traiettoria di finanza pubblica più solida del previsto". Prima di loro, anche Fitch ci aveva dato una pacca sulla spalla, portandoci a BBB+. Il ministro dell'Economia Giorgetti ha parlato, secondo quanto riportato da Sky TG24, di "ritrovata fiducia in questo governo e dunque nell'Italia". Una meraviglia. In pratica, siamo passati dall'essere l'osservato speciale della classe europea a quello che forse, ma forse, non farà saltare in aria il laboratorio di chimica. Ma mentre le agenzie internazionali ci guardano con occhi quasi dolci, la domanda sorge spontanea: questa ritrovata credibilità, la possiamo usare per pagare le bollette? Spoiler: no.
L'inflazione è un'opinione, il potere d'acquisto un miraggio
Ed eccoci al nocciolo della questione, il punto in cui la narrazione trionfalistica si schianta contro il muro di granito della realtà. Mentre il governo ci delizia con la favola bella della crescita, l'ISTAT, con la sua prosa scarna e crudele, ci sbatte in faccia la verità. Secondo il suo Rapporto annuale 2025, il reddito reale da lavoro per occupato nel 2024 è sì più alto rispetto al minimo del 2014, ma resta più basso del 7,3% rispetto a vent'anni fa. Avete letto bene: in vent'anni, il nostro potere d'acquisto è andato a farsi benedire. Come sottolinea un'analisi di Borsa&Finanza, tra il 2019 e il 2024 i salari reali hanno perso il 10,5% a causa di un'inflazione che ha galoppato più veloce degli stipendi. Quindi, quando sentite dire che l'economia "va molto bene", sappiate che si riferiscono a un'economia che, evidentemente, non è la vostra. È un po' come se il capitano del Titanic, mentre la nave affonda, si complimentasse per la qualità dell'orchestra.
Poveri ma belli? No, solo poveri (ma con lo Spread basso)
La percezione, si sa, è tutto. Ma qui non si tratta di percezione. I dati sulla povertà, che l'Alleanza Contro la Povertà in Italia ci ricorda essere in costante aumento negli ultimi 10 anni, parlano chiaro: nel 2023 la povertà assoluta riguardava l'8,5% delle famiglie, quasi 5,7 milioni di persone. E il rischio povertà, secondo i dati Eurostat ripresi dal Corriere della Sera, in Italia supera la media europea, con quasi un cittadino su quattro in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale. Eppure, il racconto ufficiale è quello di un Paese in piena ripresa, baciato dalla fortuna e guidato da mani sapienti. Una narrazione che suona come una presa per i fondelli per chiunque debba fare i conti con affitti insostenibili, stipendi da fame e la sensazione costante di correre su un tapis roulant con la pendenza al massimo.
Chiusura: L'Italia a due velocità, una in Ferrari e l'altra a piedi
Alla fine, il quadro è tragicomico. Abbiamo uno Spread da far invidia a mezza Europa e un Rating che ci fa sembrare affidabili quasi quanto un consulente finanziario svizzero. Ma questa Italia dei mercati, dei numeri che contano a Bruxelles e a Francoforte, sembra un universo parallelo rispetto all'Italia dei frigoriferi vuoti e dei conti in rosso. Il governo celebra la sua personalissima "golden age" economica, ma si dimentica di distribuire gli inviti alla festa. E così, mentre a Palazzo Chigi si brinda con calici di fiducia internazionale, a casa nostra si cena con pane e ansia. Ma tranquilli, va tutto bene. Ce lo dice lo Spread.