Pace & Denari: compriamo la pace a rate, con interessi da strozzino
Mentre tu conti gli spicci per la spesa, lo Stato ha già speso il PIL di un piccolo Paese in cacciabombardieri. E non ha ancora finito.
Mettetevi comodi, sul divano sfondato che non potete cambiare da prima del lockdown, e accendete la tv. Lì, tra un talk show urlato e una televendita di materassi, vedrete sfilare generali dall’elmetto lucido e politici dal petto in fuori che vi spiegano una cosa semplice: per avere la pace, bisogna preparare la guerra. E prepararla, signori miei, costa. Costa un botto. Costa come tre manovre finanziarie, come la sanità che non c’è, come le scuole che crollano. Ma hey, vuoi mettere la soddisfazione di avere un F-35 parcheggiato in cortile?
Il Conto della Serva (Armata)
Facciamo due conti, quelli che la politica fa malvolentieri davanti alle telecamere. Per il 2025, l'Italia, con un colpo di genio contabile che neanche Houdini, raggiungerà il fatidico 2% del PIL in spese per la difesa. A rivelarlo sono i dati NATO, ripresi dall'Osservatorio CPI, che parlano di una spesa prevista di 45,3 miliardi di euro, con un balzo del 38,5% rispetto al 2024. Sembra un'enormità, e lo è. Ma il trucco c'è e si vede: gran parte di questo aumento, circa 0,4 punti su 0,5, non viene da nuovi fondi ma da una magica "riclassificazione". In pratica, abbiamo scoperto che le motovedette della Guardia di Finanza e le Capitanerie di Porto erano già carri armati acquatici e non ce n'eravamo accorti. Un tocco di vernice mimetica sulla contabilità e il gioco è fatto.
Mentre ci congratuliamo per questa furbata, l'Osservatorio Milex, che di conti se ne intende, ci riporta con i piedi per terra. Analizzando la legge di bilancio, stima la spesa militare diretta per il 2025 a 32 miliardi di euro. Un record storico, sia chiaro, con un aumento del 60% sul decennio. La vera festa, però, la fa l'industria bellica.
Shopping compulsivo in mimetica
Di questi 32 miliardi, la fetta più succosa va all'acquisto di nuovi "giocattoli". Come riporta sempre Milex, i fondi per nuovi armamenti toccano la cifra record di quasi 13 miliardi di euro, con un'impennata del 77% negli ultimi cinque anni. È un banchetto a cui tutti sono invitati.
Cosa compriamo con la nostra carta di credito nazionale? Per esempio, come annunciato da Orizzonte Sistemi Navali, due nuove fregate FREMM EVO per la modica cifra di 1,5 miliardi di euro. Consegna prevista tra il 2029 e il 2030, giusto in tempo per la prossima crisi geopolitica da copertina. E poi c'è lui, il re dei cieli e dei bilanci in rosso: l'F-35. Un programma il cui costo totale per l'Italia, spalmato su decenni, oscilla tra i 13 e i 17 miliardi di euro, come ricostruiva già anni fa un'analisi di Open. E non basta: il Documento Programmatico della Difesa 2024-2026, citato da Startmag, ha già messo in cantiere l'acquisto di altri 25 di questi gioiellini, per un costo di 7 miliardi. D'altronde, che te ne fai di un aereo da guerra se non hai la collezione completa?
Stipendi? Sì, ma prima le bombe
E i soldati? Quelli che la divisa la indossano per davvero, non solo per i selfie istituzionali? Certo, una parte del budget va a loro. Ma è difficile non notare una certa sproporzione. Sebbene una legge del 2012 puntasse a non superare il 50% del budget per le spese del personale, per anni la spesa corrente ha rappresentato la fetta maggiore. Ora, con l'esplosione degli investimenti in armamenti, la tendenza si inverte brutalmente.
I fondi per l'ammodernamento e il rinnovamento, secondo un'analisi di Analisi Difesa sul bilancio 2025, raggiungono i 9,2 miliardi, con un aumento del 23% in un solo anno. Al contrario, gli aumenti per il personale, sia militare che civile, sono nell'ordine di poche centinaia di milioni, gran parte dei quali erosi dall'inflazione, come sottolinea un'analisi di Novità per Militari. La priorità è chiara: prima il siluro, poi lo stipendio. Prima il drone, poi il rancio.
L'opinione pubblica? Un dettaglio trascurabile
La cosa più divertente, in questo tragico teatrino, è che a noi, plebe pagante, nessuno ha chiesto nulla. Anzi, quando ci hanno interpellato, abbiamo pure risposto picche. Un sondaggio condotto da SWG per conto di Greenpeace Italia è impietoso: il 55% degli italiani è contrario a portare la spesa militare al 2% del PIL. Solo un misero 23% è favorevole. Eppure, la macchina va avanti, sorda e cieca, verso nuovi, gloriosi, traguardi di spesa. D'altronde, la NATO ci chiede di più. Al vertice dell'Aia si è iniziato a sussurrare di un nuovo obiettivo del 5% del PIL entro il 2035. Cento miliardi in più, calcolava Il Sole 24 Ore. Praticamente, dovremo vendere il Colosseo a Lockheed Martin per pagare le rate.
E così, mentre il mondo brucia e noi compriamo estintori placcati d'oro, la domanda sorge spontanea, amara, inevitabile.
Stiamo comprando la sicurezza o semplicemente pagando il pizzo più costoso della storia?
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