PNRR: Il Grande Ballo dell’Immobilismo in smoking a noleggio
Mentre l'Europa ci guarda col cronometro in mano, l'Italia danza un lento sulle macerie delle buone intenzioni, sperperando tempo e, ovviamente, denaro.
Immaginatevi la scena: un salone delle feste sfarzoso, l’orchestra che suona una melodia vagamente stonata e al centro della pista l’Italia, vestita con un abito da sera palesemente preso in prestito, che cerca di eseguire un valzer complicatissimo. L’abito è il PNRR, quel pacco da 194,4 miliardi di euro che l’Europa ci ha gentilmente concesso per rimetterci in sesto dopo la sbronza pandemica. Peccato che, a fine 2024, il nostro Paese sembri più un imbucato goffo che la Cenerentola del Continente. Siamo i primi beneficiari, certo, quelli con il malloppo più grosso, ma come spesso accade da queste parti, tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare di decreti attuativi, burocrazia asfissiante e un’innata capacità di complicare anche le cose semplici.
I conti della serva (e della Corte dei Conti)
Mentre la propaganda di governo ci inonda di slide colorate su un’Italia che corre verso il futuro, la Corte dei Conti, con la delicatezza di un martello pneumatico, ci riporta alla realtà. L'ultima relazione semestrale dei magistrati contabili, pubblicata a dicembre 2024, è un capolavoro di equilibrismo verbale per non dire che siamo nella melma. Certo, gli obiettivi europei in scadenza nel primo semestre 2024 sono stati "tutti conseguiti", raggiungendo un tasso di avanzamento del 43%. Un trionfo, direte voi. Peccato che, se si guarda alla spesa effettiva, il quadro si fa color grigio-impiegato statale.
A fine 2024, il livello della spesa ha superato a malapena i 63,9 miliardi, circa il 33% delle risorse totali. Il problema, come sottolinea un'analisi di Teleborsa basata sui dati della Corte, è che se togliamo dal conto le misure fiscali preesistenti come il Superbonus e Transizione 4.0 – in pratica, soldi che avremmo speso comunque – l'avanzamento della spesa crolla a un misero 21,9%. È come dire di aver fatto la spesa per un mese intero contando anche le scatolette di tonno che avevamo in dispensa dal 2019.
Campioni d’Europa… a chiacchiere
E nel grande campionato europeo del Recovery Fund, come ci piazziamo? Siamo la squadra con l’ingaggio più alto che però fatica a centro classifica. L'Osservatorio sul Recovery Plan ci dice che abbiamo raggiunto il 29% degli obiettivi totali, un dato superiore alla media europea del 19%, ma che impallidisce di fronte al 51% della Francia. Loro, con meno soldi, corrono di più. Noi, con il portafoglio gonfio, arranchiamo.
Il paradosso è tutto qui: siamo bravissimi a collezionare "milestone" e "target" su carta, ma quando si tratta di trasformare quei numerini in cantieri, assunzioni e crescita reale, il meccanismo si inceppa. Il Fatto Quotidiano, analizzando i dati di Italia Domani a fine 2024, ha messo il dito nella piaga: la spesa effettiva si attesta a 58,6 miliardi, ma quasi la metà di questa cifra riguarda misure "facili" come Superbonus e crediti d'imposta. Intanto, progetti cruciali, come quelli per l'edilizia scolastica e la transizione ecologica, accumulano ritardi preoccupanti.
Procurami un buon affare: il PNRR fa gola ai furbetti
Dove girano tanti soldi, si sa, le mafie e i colletti bianchi con pochi scrupoli drizzano le antenne. E il PNRR è la più grande mangiatoia pubblica degli ultimi decenni. La Procura Europea (EPPO) ha lanciato l'allarme da tempo. Un'inchiesta di aprile 2024 ha scoperchiato una maxi-frode da 600 milioni di euro, con 22 arresti tra Italia, Austria, Romania e Slovacchia. E questo è solo l'antipasto.
Secondo Libera, che ha analizzato i dati della Procura Europea, nel 2023 l'Italia deteneva la maglia nera con 179 indagini su 206 condotte in tutta l'UE relative al PNRR. Parliamo del 25% dei danni stimati a livello continentale. Mentre lo Stato si affanna a spendere, la criminalità organizzata e non, dimostra una capacità di "messa a terra" dei progetti (illeciti) decisamente superiore.
E domani? L’hangover da fine sussidi
La vera domanda, però, è cosa succederà quando la musica si fermerà. Il PNRR, con tutti i suoi difetti, è stato il metadone che ha tenuto in piedi un'economia tossicodipendente da debito pubblico. Uno studio della Banca d'Italia, ripreso da diverse testate, ha dimostrato che senza questa iniezione di liquidità saremmo finiti in stagnazione, se non in recessione. La BCE stima che, grazie al Piano, il PIL italiano potrebbe crescere fino all'1,9% in più entro il 2026.
Ma il 2026 è dietro l'angolo. E quando il volano degli investimenti europei si fermerà, cosa resterà? Se non saremo riusciti a trasformare questa pioggia di denaro in riforme strutturali e in un aumento stabile della produttività, l'effetto sarà quello di una droga: una breve euforia seguita da un crollo devastante. Senza il PNRR, secondo alcune analisi, l'Italia rischierebbe una seria recessione.
Ci stiamo giocando il futuro con la stessa perizia di chi fa un castello di carte su un tavolo che traballa. E quando tutto crollerà, non potremo nemmeno dare la colpa all'Europa. Ci avevano dato lo smoking, la carrozza e il biglietto per il ballo. Se abbiamo passato la serata a inciampare sui nostri stessi piedi, la colpa è solo nostra.
Ascolta anche il nostro podcast sull'argomento
© 2025 Assistente Malpagato