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Abemus Manovra, l'Italia può brindare a questo ennesimo traguardo anche se la corsa non è mai partita

Manovra di bilancio approvata cose c'è dentro per la classe media, istruzione e sanità e quante mancette sono state date a comuni e associazioni amiche

Eccoci qua, all'annuale appuntamento con la riffa di Stato, meglio nota come Legge di Bilancio. Un'altra manovra "lacrime e sangue" (degli altri, ovviamente) è stata sfornata dai nostri prodi eroi di Montecitorio, e come al solito ci viene venduta come il toccasana che risolleverà le sorti dell'Italia, manco fosse l'unguento di Mago Merlino. Peccato che, a guardare bene tra le righe del tomo, più che una manovra per il popolo sembra il libro dei sogni di un marchese in bolletta, con tante "marchette" per gli amici degli amici e qualche spicciolo per la plebe, giusto per non farla arrabbiare troppo.

Mentre la premier Meloni, con la grinta di una rockstar consumata, annunciava al mondo che questa è "la manovra che l'Italia aspettava", fiumi di denaro prendevano direzioni a dir poco curiose. Prendiamo ad esempio il capitolo "aiuti e aiuti vari", un calderone dove finisce di tutto. Spulciando i documenti, come ha fatto l'instancabile Open, si scopre un tesoretto di quasi 800 milioni di euro in "interventi a favore di enti territoriali". Tradotto dal politichese: una pioggia di soldi su comuni e associazioni, spesso con un tempismo che definire elettorale è un eufemismo. E così, mentre si tagliava di qua e di là, ecco spuntare finanziamenti per il restauro di campanili, sagre di paese e fondazioni dalle dubbie finalità, il tutto nel nome della "valorizzazione del territorio". Un classico intramontabile del manuale Cencelli della politica italiana.

E la classe media? Ah, la cara, vecchia classe media, quella che tira la carretta e si sente dire che deve fare sacrifici. Per loro, il governo ha pensato a un "taglio del cuneo fiscale". Suona bene, vero? Peccato che, come sottolineato da più parti, compreso il sito di informazione economica Money.it, l'effetto in busta paga sarà poco più di un caffè al giorno, rapidamente eroso da un'inflazione che galoppa come un cavallo imbizzarrito. Insomma, una mancia per tenere buoni i lavoratori, mentre i veri problemi, come la sanità e l'istruzione, restano al palo.

Già, la sanità e l'istruzione. I due grandi malati del nostro Paese. Per la sanità, dopo anni di tagli che l'hanno ridotta a un colabrodo, sono stati stanziati alcuni miliardi in più. Una cifra che, secondo gli esperti del settore citati da Quotidiano Sanità, basta a malapena a coprire i costi dell'inflazione e a tappare qualche falla, ma non certo a rilanciare un sistema al collasso, con liste d'attesa infinite e personale in fuga. Per la scuola, stessa musica: qualche contentino, ma nessuna visione a lungo termine, nessuna riforma strutturale. Si naviga a vista, sperando che il barcone non affondi.

E mentre il Paese reale fa i conti con stipendi da fame e servizi pubblici da terzo mondo, a Roma si brinda all'approvazione di una manovra che, ancora una volta, sembra aver dimenticato le priorità. Una manovra che, come un DJ svogliato, mette su lo stesso disco di sempre: un po' di austerità per i più, un po' di generosità per i soliti noti. Il tutto condito da una comunicazione trionfalistica che fa sembrare un'elemosina una conquista sociale. E noi? Noi stiamo qui, a guardare il solito, triste spettacolo, sperando che prima o poi qualcuno cambi musica. Ma forse, come diceva quel tale, "al peggio non c'è mai fine". E questa manovra, purtroppo, sembra confermarlo.


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