Il Tesoro dello Zar: Intoccabile come un Unicorno a Dieta
Cronache da un Occidente coraggiosissimo, dove si è scoperta la regola aurea della finanza geopolitica: i soldi di Putin si guardano, non si toccano. Al massimo si screma la panna, con molta cautela.
Signore e signori, tenetevi forte. Mentre l'Ucraina chiede armi e munizioni, l'Occidente, dopo anni di brainstorming, vertici carbonari e contorsioni legali degne di un Houdini della finanza, ha partorito la soluzione finale per mettere in ginocchio il Cremlino. Una mossa così audace da far tremare le vene ai polsi di chiunque non sia già in coma etilico: useremo gli interessi dei loro soldi congelati. Non i soldi, per carità. Quelli sono sacri.
È la cronaca di una guerra combattuta a colpi di codicilli, cavilli e una fifa blu travestita da "stabilità finanziaria". Una saga eroica dove il nemico non è l'esercito russo, ma il crollo del nostro fragile castello di carte economico.
Cosa sono questi mitologici "Asset Russi"? Oro di Mosca o feticcio occidentale?
Prima di addentrarci nel cuore di tenebra della nostra prodezza, chiariamo di cosa parliamo. Non si tratta dei superyacht degli oligarchi, come ci racconta la vulgata per farci sentire tutti un po' giustizieri. Il vero malloppo, come spiega bene Il Foglio, è la cassaforte della Banca Centrale Russa parcheggiata in Occidente. Parliamo di circa 210 miliardi di euro solo nell'Unione Europea, più un'altra quarantina sparsi tra Giappone e Regno Unito, come ricostruisce Economy Magazine.
Questi non sono contanti in una valigetta, ma un tesoro fatto di titoli di stato, depositi e strumenti finanziari che Mosca, da buona economia esportatrice di gas e petrolio, aveva saggiamente diversificato nelle nostre valute forti. La stragrande maggioranza, circa 185-190 miliardi, giace in un oscuro ma potentissimo caveau finanziario con sede a Bruxelles, chiamato Euroclear. In pratica, abbiamo le chiavi del forziere principale dello Zar. E cosa facciamo? Lo lucidiamo, temendo di graffiarlo.
La Grande Paura: perché confiscare è peccato (mortale per l'Euro)
La domanda sorge spontanea, come un rutto dopo una peperonata: perché non prendiamo tutto e lo diamo a Kiev? Ah, ingenui! Qui entra in gioco il vero terrore che agita le notti dei nostri leader. Confiscare beni sovrani, ci spiegano i sacerdoti della finanza, aprirebbe un vaso di Pandora legale e sistemico.
Primo, c'è il rischio di ritorsioni. Mosca, che non è esattamente nota per il suo fair play, potrebbe a sua volta mettere le mani su circa 127 miliardi di dollari di attivi che le aziende occidentali hanno ancora in Russia, come ricordava il Financial Times citato da Il Fatto Quotidiano. L'Italia, con 314 aziende ancora operative lì e asset per 15 miliardi, è tra le più esposte.
Secondo, e ben più grave, c'è il "precedente che inquieta i mercati". Se oggi sequestri i beni di Mosca perché non ti piace la sua politica estera, chi ti assicura che domani non lo farai con la Cina, l'Arabia Saudita o chiunque altro? Il messaggio al mondo, come analizza impietosamente Kulturjam, sarebbe che "l'euro non è più una valuta neutrale, ma condizionata dall'allineamento geopolitico". Risultato: fuga di capitali, crollo della fiducia e l'euro che diventa carta straccia per le riserve globali. Una prospettiva che fa sudare freddo a Parigi, Berlino e soprattutto al Belgio, che si ritroverebbe con in mano il cerino di una causa miliardaria intentata da Mosca contro Euroclear.
Il Colpo di Genio: la "Scrematura degli Extra-Profitti"
Ed ecco che, di fronte al bivio tra agire e non fare nulla, l'Europa ha scelto la sua via preferita: una terza via burocratica, un capolavoro di "vorrei ma non posso". L'idea, partorita dopo mesi di travaglio al G7, è quella di non toccare il capitale russo, ma di usare i cosiddetti "extra-profitti" (windfall profits) generati da questi asset.
In sostanza, i soldi russi, anche se bloccati, producono interessi. L'UE, con un'acrobazia legale, ha stabilito che questi profitti non appartengono alla Russia, ma a Euroclear. E quindi, zac! Una parte di questi (il 90%, per la precisione) verrà usata per garantire un prestito da 50 miliardi di dollari all'Ucraina. Come riporta Sky TG24, è il piano "Extraordinary Revenue Acceleration" (ERA), un nome che sembra uscito da una televendita di materassi.
È un meccanismo geniale nella sua assurdità: ti presto dei soldi che garantisco con i rendimenti dei soldi del tuo nemico, che però non posso toccare. Il tutto mentre la Russia ci avverte che considera questa mossa un "furto" e prepara risposte durissime, come riporta la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.
L'arte di fare la guerra senza farsi male (al portafoglio)
Alla fine della fiera, mentre Zelensky supplica per un sostegno concreto definendo l'uso degli asset "giusto e legale", l'Occidente si autocelebra per aver trovato un modo per finanziare l'Ucraina senza che l'onere ricada "direttamente sui contribuenti europei", come sottolinea The Epoch Times.
Peccato che, se qualcosa andasse storto, se le cause legali di Mosca avessero successo o se la Russia vincesse la guerra, a pagare il conto di questo ingegnoso schema sarebbero, indovinate un po'? Esatto, sempre i contribuenti europei.
Abbiamo immobilizzato 300 miliardi dello Zar, ma abbiamo troppa paura per usarli davvero. Li teniamo in ostaggio, ma gli paghiamo vitto e alloggio. E nel frattempo, ci vantiamo di avergli sgraffignato la mancia lasciata sul comodino. Una dimostrazione di potenza finanziaria che, più che spaventare Putin, rischia di far sganasciare dalle risate il resto del mondo. Coraggiosi con i profitti degli altri, ma con il capitale altrui, si sa, la prudenza non è mai troppa.
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