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Medicina, operazione "Semestre Aperto": benvenuti nel girone dei camici mancati

Cosa sta combinando la gelmini con l'accesso all facoltà di medicina trucchi supercazzole e reali benefici

Medicina, operazione "Semestre Aperto": benvenuti nel girone dei camici mancati

Mentre la ministra Bernini celebra la fine del test-lotteria, decine di migliaia di aspiranti dottori scoprono che il biglietto vincente è un "Gratta e Spera" da sei mesi. E intanto, da qualche parte, una Gelmini del passato sorride sorniona.

Signore e signori, tenetevi forte. Dopo decenni di lacrime, ricorsi al TAR, ansie generazionali e un'industria di corsi di preparazione più florida della sanità privata, il famigerato test di Medicina è stato archiviato. Con un colpo di genio che farà impallidire le menti più brillanti della Silicon Valley, la nostra Ministra dell'Università, Anna Maria Bernini, ha dichiarato finita l'era del "lancio della monetina", come lei stessa l'ha definito. Peccato che al suo posto abbia inaugurato il campionato mondiale di "Hunger Games" in camice bianco.

Un momento, sento un brusio. "Ma non era la Gelmini?". Oh, no, miei cari lettori confusi dalla girandola di governi. Quella è archeologia politica. Mariastella Gelmini, ai suoi tempi, si dichiarava addirittura "contraria all'abolizione dei test", come riportava l'Anmvi Oggi nel lontano 2010. Un sussulto di lucidità dal passato che rende il caos odierno ancora più gustoso. No, questa "rivoluzione copernicana", come l'ha chiamata Il Foglio con malcelato sarcasmo, è tutta farina del sacco Bernini. E che farina.

L'illusione ottica del "liberi tutti"

La supercazzola è servita: abolito il test, ma non il numero chiuso. Un capolavoro di escapologia politica. Invece di un quiz di poche ore, ora abbiamo il "semestre filtro": sei mesi di porte aperte a chiunque, con l'obbligo di iscriversi contemporaneamente a un altro corso di laurea "affine", tipo Biotecnologie o Farmacia, nel caso in cui il sogno di diventare il nuovo Dottor House si schianti contro la dura realtà. Come riportato da testate come Studenti.it, la legge delega approvata a marzo 2025 ha dato il via a questo nuovo sistema. L'idea, sulla carta, era nobile: valutare i ragazzi sul campo, su materie vere come Chimica, Fisica e Biologia. Nella pratica, è come dire a 70.000 persone che possono entrare gratis allo stadio, ma solo i primi 20.000 che trovano posto a sedere potranno vedere la partita. Gli altri? Possono sempre guardare i tabelloni dal parcheggio.

La mattanza del merito

E qui viene il bello. Questo percorso di "reale apprendimento", per usare le parole della Ministra, si è trasformato in una carneficina. Il Fatto Quotidiano ha parlato senza mezzi termini di "imbroglio, il danno, la beffa", raccontando di un esperimento che si è rivelato un "pasticcio". I primi risultati degli esami del semestre filtro sono stati apocalittici: la prova di Fisica, in particolare, ha mietuto vittime come un'epidemia, con una percentuale di promossi che, secondo le cronache, sarebbe inferiore al 20%, se non addirittura al 10%. Un massacro tale che persino al Ministero è suonato l'allarme, ipotizzando, come riporta Quotidiano Sanità, di ammettere in graduatoria anche chi ha un'insufficienza, con la promessa di un recupero futuro. In pratica: "Sei negato per la fisica? Non importa, intanto entra, poi si vede. Magari ti specializzi in omeopatia".

Il paracadute bucato e l'ansia a gettoni

Cosa succede alle decine di migliaia di esclusi? La Ministra Bernini, come si legge su Panorama Sanità, assicura che "nessun anno è perso", perché i crediti acquisiti potranno essere usati nei famosi corsi di laurea "affini". Una magra consolazione. È il trionfo dell'ipocrisia: ti vendo il sogno di salvare vite umane e, se fallisci, ti offro un futuro da tecnico di laboratorio. L'Unione degli Universitari, citata sempre dal Fatto, denuncia uno stato di ansia e stress insostenibile, con studenti lasciati in un limbo per mesi, senza sapere se il loro futuro sarà in un reparto di chirurgia o in un erboristeria. Il tutto, ovviamente, non è gratis: l'iscrizione al semestre, come documenta il magazine Alpha Test, è costata 250 euro a cranio. Moltiplicate per le decine di migliaia di iscritti e avrete la dimensione della nuova tassa sui sogni.

Sipario su un disastro annunciato

Mentre la Ministra apre tavoli di confronto e giura che "non si torna ai quiz", la domanda sorge spontanea: a chi giova questo caos? Non agli studenti, "illusi e mazziati" da un sistema che prometteva equità e ha generato solo più incertezza. Non alle università, lasciate sole a gestire un'orda di matricole senza risorse adeguate, come lamentato dalla deputata PD Irene Manzi. E di certo non al Servizio Sanitario Nazionale, che ha bisogno di medici formati bene, non di sopravvissuti a un percorso a ostacoli mal progettato.

La grande riforma doveva stroncare il "mercato dei test", ma ha solo spostato il business sui corsi di recupero per le materie-killer del semestre filtro. Doveva premiare il merito, e sta creando una generazione di demotivati. Forse, alla fine, aveva più senso il vecchio, odiato, test a crocette. Almeno la sofferenza durava solo un giorno.

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