MPS: Requiem per il Contribuente, Orazione per il Banchiere (Assolto)
Storia di un groviglio armonioso costato 20 miliardi, dove il conto lo paga Pantalone e i protagonisti finiscono a tarallucci e vino. E ora, il gran finale con la benedizione di Stato.
Benvenuti all'ultimo atto della più grande commedia tragica della finanza italiana, signori. Una pièce teatrale che va in scena da oltre un decennio, costata ai contribuenti, secondo i calcoli del centro studi di Unimpresa, la modica cifra di circa 20 miliardi di euro dal 2012, di cui 12 a carico dello Stato. Un salasso che, come riportava già nel 2021 Consumerismo No Profit, potrebbe tradursi in un conto da oltre 700 euro a famiglia. Sipario? Macché. Il bello deve ancora venire, e come sempre, è un intreccio perverso di potere, finanza e politica che neanche a Dagospia oserebbero sognare.
Atto I: Il "Peccato Originale" e la Memoria Corta del Paese
Ricordate lo scandalo? Certo che no, l'indignazione in Italia ha la durata di uno spot pubblicitario. Tutto partì, come ricostruito persino da Il Fatto Quotidiano, da un'operazione che definire "spericolata" è un eufemismo: l'acquisizione di Antonveneta nel 2007 per 10 miliardi, una banca che pochi mesi prima gli spagnoli del Santander avevano pagato 6,6 miliardi. Un affare, direte voi. Certo, ma non per le casse del Monte. Da lì in poi, un rosario di derivati dai nomi esotici come "Santorini" e "Alexandria", buchi di bilancio mascherati con l'agilità di un contorsionista del Cirque du Soleil e l'inevitabile intervento di Mamma Stato. Un intervento che, come ci ha ricordato Tempi, ha visto bruciare quasi 30 miliardi in 13 anni tra aumenti di capitale e aiuti pubblici, in un disastro politicamente targato. Un sistema di potere, un "groviglio armonioso", come lo definì la commissione d'inchiesta regionale del Movimento 5 Stelle, che per anni ha visto la politica – prima il PCI, poi il PD – usare la banca più antica del mondo come un bancomat per le proprie ambizioni.
Atto II: La Giustizia è Uguale per Tutti (Tranne che per i Banchieri)
E i colpevoli? Ah, la parte più esilarante. Dopo anni di processi, titoloni sui giornali e indignazione a comando, la Corte di Cassazione, come riportato da testate come La Nazione e Lumsanews, ha messo la pietra tombale sulla vicenda, rendendo definitive le assoluzioni per gli ex vertici Giuseppe Mussari e Antonio Vigni. Il ricorso della Procura di Milano? "Inammissibile". In pratica, dopo undici anni di indagini e sei processi, il messaggio è chiaro: il disastro non è colpa di nessuno. O meglio, la colpa è di un'entità astratta, forse il fato, forse l'allineamento di Saturno contro. Le accuse di manipolazione del mercato, falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza si sono sciolte come neve al sole. E così, mentre i risparmiatori e i contribuenti leccano ancora le ferite, i protagonisti di questa stagione escono di scena immacolati, pronti per il prossimo consiglio di amministrazione. Il titolo MPS, ovviamente, dopo le assoluzioni è volato in borsa. Chapeau.
Atto III: La Cura Miracolosa (con i Soldi Nostri) e il Gran Ritorno in Società
Ma ecco il colpo di genio, la svolta che neanche il più audace sceneggiatore di Hollywood avrebbe concepito. La banca, "praticamente fallita", come scriveva Il Fatto Quotidiano, viene salvata nel 2017 con 5,4 miliardi di soldi pubblici, con il Tesoro che ne diventa azionista di maggioranza con una quota vicina al 70%. Una "ricapitalizzazione precauzionale", la chiamarono. Una socializzazione delle perdite da manuale, come ha sottolineato Diogene Notizie, che ha lasciato sul terreno migliaia di posti di lavoro e filiali chiuse. E oggi? Oggi la banca è "risanata". Anzi, fa "utili record". Un miracolo? No, semplice aritmetica: se tagli i costi all'osso e scarichi le perdite sulla collettività, persino un chiosco di limonate può diventare un colosso finanziario. Il profitto, quando i costi sono collettivi, diventa improvvisamente molto più facile.
Atto IV: Bancopoli Atto Secondo? Il Governo Scende in Campo
E quando pensavamo di aver visto tutto, ecco il gran finale. La banca, ripulita e tirata a lucido con i nostri soldi, diventa lo strumento per nuove, ambiziose partite di potere. Come sta emergendo dalle carte dell'inchiesta della Procura di Milano, riportate da Fanpage, si profila una scalata a Mediobanca con il "supporto governativo" dell'esecutivo Meloni. L'obiettivo? Arrivare al controllo di Generali. I magistrati, secondo quanto si legge, indagano su un presunto "accordo per manipolare il mercato" che vedrebbe coinvolti l'AD di MPS Lovaglio e finanzieri del calibro di Caltagirone e Delfin. Una nuova "Bancopoli", tuona il Movimento 5 Stelle, che, come riporta Il Sole 24 Ore, denuncia una rete di "rapporti opachi" e chiede da mesi risposte a un governo che preferisce il silenzio. La politica, insomma, cambia colore ma non il vizio. Da una parte il PD che chiede al ministro Giorgetti di chiarire, dall'altra una maggioranza che, come scrive Il Fatto Quotidiano, fa quadrato e tace.
Cala il Sipario (su di Noi)
E così, mentre il salotto buono della finanza si riassesta con la benedizione della politica, a noi resta il conto da pagare e la sensazione di essere stati, ancora una volta, i fessi della commedia. Ci hanno raccontato la favola della banca da salvare per proteggere i risparmiatori, ma la verità è che si è salvato un sistema. Un sistema dove i profitti sono privati, le perdite sono pubbliche e la giustizia è un optional. Applausi. E mi raccomando, pagate le tasse. Servono per il prossimo salvataggio.
© 2025 Assistente Malpagato