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Riforma-Colabrodo: Dopo le Carriere Separate, il Governo Svuota la Corte dei Conti.

Dopo la separazione delle carriere tocca alla Corte dei Conti: la riforma che ridisegna i controlli (e li indebolisce)

Riforma Colabrodo: Dopo le Carriere Separate, il Governo Svuota la Corte dei Conti. Controllori? No Grazie, Meglio Amici.

Pensavate che il capolavoro fosse la separazione delle carriere, quel tocco di classe per cui un PM e un giudice a stento potranno prendersi un caffè insieme senza violare il segreto di Pulcinella? Illusi. Il governo dei Migliori, o forse solo dei più svelti a smontare i contrappesi, ha tirato fuori dal cilindro il vero coniglio: la riforma della Corte dei Conti. Un capolavoro di ingegneria istituzionale al contrario, un manuale su come trasformare un cane da guardia in un chihuahua da salotto. Con tanto di cuccia dorata pagata da noi.

Mentre il Paese è in pieno trip da panettone e buoni propositi per l'anno nuovo, a Palazzo Madama, con un blitz degno delle migliori operazioni speciali, si apprestano a dare il via libera definitivo a una legge che, dietro la solita retorica della "modernizzazione" e dell'"efficienza", nasconde un desiderio neanche troppo velato: mani libere. Meno rotture di scatole, meno controlli, più allegria. Soprattutto per chi gestisce quella montagnola di soldi chiamata PNRR.

Il Controllore Controllato (da sé stesso)

La logica è semplice, quasi geniale nella sua sfacciataggine. Avete presente il "controllore" che vi chiede il biglietto sul treno? Ecco, immaginate di poter chiedere a lui un parere prima di salire. Se non vi risponde entro 30 giorni, non solo viaggiate gratis, ma siete pure esentati da ogni responsabilità se per caso vi portate a casa un pezzo di sedile. Benvenuti nel magico mondo della nuova Corte dei Conti, dove, come riporta LaC News24, il silenzio dell'organo di controllo si trasforma in una "legittimazione automatica".

Questo meccanismo di "silenzio-assenso" rischia di mandare in cavalleria controlli su appalti per almeno 100 miliardi di euro. I magistrati contabili, già sotto organico, avranno un mese di tempo per spulciare migliaia di pagine su opere complesse. Impossibile, ovviamente. E così, via libera a tutto. Non perché sia legale, ma semplicemente perché è scaduto il tempo. Una genialata che, secondo l'Associazione dei magistrati della Corte dei conti, apre a "scenari di illegalità diffusa e di inefficienza".

Danno Erariale? No, un "Contributo di Solidarietà" al Contrario

Ma il vero colpo di teatro è sul danno erariale. Se un amministratore fa un buco nelle casse pubbliche, d'ora in poi non dovrà più risarcire l'intera cifra. No, sarebbe troppo punitivo. Pagherà al massimo il 30% del danno. Un piccolo "sconto comitiva" per chi sbaglia con i soldi degli altri. I restanti 700mila euro su un milione, per fare un esempio citato da Avvenire, chi li paga? "I cittadini, cioè tutti noi", lamentano i magistrati. È la nuova frontiera della deresponsabilizzazione, un incentivo a gestire la cosa pubblica con la stessa perizia di un trapper al casinò.

Secondo il presidente dell'associazione dei magistrati contabili, Donato Centrone, questa norma rischia di "minare quella che è la funzione deterrente della responsabilità", specie per chi gestisce i fondi europei. E mentre l'UE ci chiede più controlli per evitare frodi e conflitti d'interesse, come ricorda il regolamento 241/2021, noi che facciamo? Semplifichiamo. A modo nostro.

Una Vendetta Servita Fredda (a Natale)

Le malelingue, come il deputato di AVS Angelo Bonelli, la chiamano senza mezzi termini una "vendetta della maggioranza". Colpa della Corte, dicono, aver osato bocciare la delibera sul Ponte sullo Stretto. Un affronto intollerabile per chi, come tuonò la premier Meloni mesi fa, vede nei controlli una "intollerabile invadenza". E così, con una fretta sospetta tra Natale e Capodanno, si chiude la partita.

La riforma, nata da un disegno di legge dell'attuale ministro per il PNRR quando era capogruppo di FdI, prevede anche una riorganizzazione interna che sa tanto di accentramento. Si parla di "separazione delle funzioni" tra chi accusa e chi giudica, un po' come per la magistratura ordinaria, ma con un effetto paradossale: i poteri del procuratore generale vengono aumentati, con il rischio, paventato dalle stesse toghe contabili, di "minare il carattere di autonomia" delle procure sul territorio.

Insomma, dopo aver separato le carriere dei magistrati, ora si separano i controllori dalla loro spina dorsale. Il messaggio è cristallino: governare è bello, ma farlo senza nessuno che ti guardi le mani è pura estasi. E mentre ci prepariamo al cenone, il menù a Palazzo è già deciso: meno controlli per tutti. Il conto, come al solito, lo pagheremo noi. Auguri.

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