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Trovata la Pace (lessicale) per l'Ucraina

Ucraina, Consiglio dei ministri approva decreto proroga aiuti a Kiev alla fine come è andata a finire?

Flash News da Palazzo Chigi: Trovata la Pace (lessicale) per l'Ucraina. Salvini Vince la Guerra... all'Aggettivo.

In un Paese dove la forma è tutto e la sostanza un optional da pagare a parte, il governo Meloni ha partorito il capolavoro. Con un colpo di genio che farà impallidire i copywriter di Madison Avenue, il Consiglio dei Ministri ha approvato la proroga degli aiuti all'Ucraina fino al 2026. E la notizia, signore e signori, non è che continueremo a mandare roba che fa "boom", ma come la chiameremo. Un trionfo del marketing sulla realpolitik, un'acrobazia semantica che nemmeno il miglior venditore di fumo.

Mesi di musi lunghi, di bracci di ferro nei corridoi che contano, con il Capitano Matteo Salvini che, reduce da battaglie più cruciali come quella contro le pensioni, minacciava sfracelli. "Basta armi offensive!", tuonava, "priorità agli aiuti umanitari!". Voci di corridoio, spifferi velenosi raccolti dai nostri segugi a Palazzo, parlavano di una Lega "in fase intransigente", pronta a tutto pur di difendere le sue linee rosse.

E alla fine? La montagna ha partorito il topolino, o meglio, la scomparsa di un aggettivo. Come svelato da diverse testate, tra cui Il Fatto Quotidiano e Open, il busillis è stato risolto con un "trucco linguistico" degno di un illusionista. Nel titolo del decreto, la parolina magica "militari" è svanita, puff, volatilizzata. Ora si parla di aiuti alle "autorità governative e alla popolazione", con priorità a materiali "logistici, sanitari, ad uso civile e di protezione". Una meraviglia. In pratica, è come vendere una purga chiamandola "nettare degli dei per il benessere interiore". La sostanza non cambia, ma suona meglio, no?

Crosetto Manda, Salvini Firma (ma senza guardare)

Il bello è che l'aggettivo "militari" è sparito dal titolo ma è rimasto ben saldo nel testo del decreto. Un dettaglio, una postilla per addetti ai lavori che il grosso pubblico, si spera a Palazzo, non noterà. E così, tutti contenti. Giorgia Meloni può continuare a presentarsi a Washington e Bruxelles come la più atlantista di tutti, in un'Europa che, con l'America di Trump sempre più defilata, si trova a dover fare i conti da sola, mobilitando cifre da capogiro che superano i 170 miliardi di euro dal 2022.

Dall'altra parte, il leader della Lega può cantare vittoria sui social, magari dal Papeete invernale, rivendicando di aver imposto la "linea del buonsenso", quella che pensa ai civili, alla ricostruzione (il cui costo, secondo la Banca Mondiale, si aggira sui 524 miliardi di dollari), ai generatori di corrente che, per inciso, l'Italia invia da tempo. Poco importa se poi, nei pacchetti segretati dal ministro Crosetto, ci finiranno ancora i missili Aster 30 da due milioni di euro al pezzo. L'importante è la narrazione, bellezza.

Il Parlamento? Un Passacarte di Lusso

E il Parlamento? Ah, giusto, il Parlamento. In questa sublime opera di equilibrismo governativo, le Camere sono state ridotte, come denunciano le opposizioni, al ruolo di "passacarte". Il testo arriverà blindato e la fiducia è già stata messa in cassaforte, perché la democrazia parlamentare è bella, ma vuoi mettere la fretta di approvare un decreto prima di Capodanno?

Mentre a Roma si combatteva la battaglia dell'aggettivo, con il vicepremier Antonio Tajani che ricordava stizzito come la politica estera sia "competenza del premier e del ministro degli Esteri", a Kiev probabilmente si facevano una grassa risata. O forse no. Forse, semplicemente, si chiedevano se insieme ai prossimi "aiuti per la protezione" arriverà anche un dizionario di neolingua italiana. Potrebbe servire, per decifrare il prossimo, inevitabile, capolavoro di ipocrisia politica. E così, tra un "non militare" che è militare e un "aiuto civile" che fa il botto, la guerra continua. Ma la coscienza, quella sì, è stata messa in pace. Almeno fino al prossimo decreto.


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