Ascolta l'ultima puntata del podcast

Trump, il Re Sole dei Mari, si Regala Due Corazzate e Vuole la Groenlandia per il Weekend

Trump annuncia due nuove navi da guerra

Trump, il Re Sole dei Mari, si Regala Due Corazzate e Vuole la Groenlandia per il Weekend

C'era una volta l'America, quella di Roosevelt, di Kennedy, persino quella di Reagan con le sue spalline larghe. E poi c'è l'America di Donald J. Trump, un gigantesco, ininterrotto reality show dove il confine tra una televendita di pentole e la geopolitica è più sottile di un capello del tycoon. L'ultima puntata, andata in onda dal suo salotto buono di Mar-a-Lago, è un capolavoro di modestia e sobrietà.

Accompagnato da un cast di comprimari di tutto rispetto come il segretario alla Difesa Pete Hegseth e quello di Stato Marco Rubio, l'ex (e forse futuro) Comandante in Capo ha annunciato urbi et orbi di aver dato il via libera alla costruzione di due "nuove navi da guerra, le più grandi mai costruite". E fin qui, ordinaria amministrazione per chi gioca a Risiko con il mondo. Ma è sui dettagli che casca l'asino e si alza il sipario del Bagaglino.

Le due unità, che secondo il nostro faranno parte di una fiammante "Flotta d'oro", saranno "le più grandi, le più veloci e cento volte più potenti di qualsiasi nave da guerra mai costruita". Un'affermazione che fa sembrare la Corazzata Potëmkin un pedalò a Ostia. E come chiamare questa meraviglia della tecnica e dell'ego? Ma ovviamente "classe Trump", come riporta godurioso il Wall Street Journal citando una fonte dell'amministrazione. La prima creatura avrà pure un nome che è tutto un programma: "USS Defiant", la Sfidante. Contro chi? Contro tutti, ci rassicura The Donald, "non la Cina, ho un buon rapporto con il presidente Xi". Ah, ecco, allora siamo tutti più tranquilli. Le navi, ha spiegato il tycoon, serviranno a sostituire la flotta attuale, definita "vecchia, logora e obsoleta". Chissà cosa ne pensano alla Marina.

Shopping immobiliare compulsivo: "Dobbiamo avere la Groenlandia"

Ma un uomo come Trump non può limitarsi a giocare a battaglia navale. Il suo è un appetito onnivoro, che spazia dal campo da golf al mappamondo. E così, tra un missile ipersonico e un cannone laser, ecco che rispunta il vecchio pallino, l'ossessione artica: la Groenlandia.

Non è un capriccio, sia chiaro. È una necessità strategica. "Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale, dobbiamo averla", ha martellato più volte ai giornalisti presenti. Una frase che suona un po' come un bambino che pretende il giocattolo nuovo dal genitore. Il genitore, in questo caso, è il Regno di Danimarca, che sulla questione ha sempre risposto con un "neanche per sogno" grande quanto un iceberg.

L'idea non è nuova. Già nel 2019, ricorda l'AGI, l'ipotesi di acquisto venne liquidata come una boutade, ma affonda le sue radici in una vecchia strategia espansionistica americana. Il presidente Truman, dopo la Seconda Guerra Mondiale, arrivò ad offrire 100 milioni di dollari, ricevendo un cortese due di picche. Ma Trump non è Truman. Lui non offre, lui "prende". Tanto per mettere le cose in chiaro, ha pure nominato un inviato speciale per l'isola, il governatore della Louisiana Jeff Landry, il cui compito, pare di capire, è convincere i danesi con le buone o con le... buone. Una mossa che a Copenaghen non hanno preso benissimo, definendola "totalmente inaccettabile" e convocando l'ambasciatore USA per farsi due risate, si presume.

Nel frattempo, come nota Il Post, la retorica si è fatta così aggressiva che persino il figlio del tycoon, Donald Jr., è andato in avanscoperta a Nuuk, la capitale groenlandese, per una visita "semi-ufficiale". Per tastare il terreno, per far capire che la famiglia fa sul serio.

E così, mentre il mondo si interroga su guerre, pandemie e intelligenze artificiali, il nostro eroe progetta corazzate che porteranno il suo nome e sogna di annettere un'isola grande sette volte l'Italia perché "ci serve". Forse per costruirci un campo da golf con vista aurora boreale. O forse solo per poter dire, dalla "Flotta d'oro" classe Trump, "quella, laggiù, l'ho comprata io". E in fondo, non è questo il sogno americano? Quello di Donald, almeno.


© 2025 Assistente Malpagato