Ascolta l'ultima puntata del podcast

Veto Corleone: L'Italia, da locomotiva d'Europa a vagone di coda con il freno a mano tirato

Perchè il vot oa maggioranza all'inerno del consiglio europeo potrebbe risanare l'europa e perchè ora l'italia e diventata contraria

Veto Corleone: L'Italia, da locomotiva d'Europa a vagone di coda con il freno a mano tirato

Dal sogno di Spinelli al teatrino dei nani e delle ballerine. Come siamo passati dal volere "più Europa" a implorare il diritto di bloccarla su tutto, trasformando il Consiglio Europeo in un'assemblea di condominio dove non si riesce a decidere neanche il colore delle tende. E la colpa, ovviamente, è sempre degli altri.

Il Club dei Blocca-Tutto: Benvenuti nell'Europa Ostaggio di Sé Stessa

C'era una volta un'idea meravigliosa: un'Europa unita, forte, capace di parlare con una sola voce. Un sogno. Poi ti svegli sudato nel mezzo della notte e ti ricordi che siamo nel 2025 e l'Unione Europea, su questioni che contano davvero tasse, politica estera, difesa funziona ancora con le regole del Risiko tra amici. Basta che uno dica "no" e salta tutto. È il magico, paralizzante potere del diritto di veto, un feticcio che trasforma ogni Consiglio Europeo in una puntata di "Giochi senza Frontiere" dove l'unica gara è a chi blocca prima la decisione successiva.

Da anni, menti illuminate e tecnocrati con meno carisma di un tostapane propongono la soluzione: il voto a maggioranza qualificata. Un sistema, come spiega la stessa Unione Europea nelle sue guide, che per approvare una decisione richiede il 55% degli Stati membri (15 su 27) che rappresentino almeno il 65% della popolazione totale. Un modo per evitare che il capriccio di un singolo governo possa mandare a carte quarantotto le ambizioni di 450 milioni di cittadini. Una bestemmia per chi, in quel capriccio, ci ha costruito una carriera politica.

C'eravamo Tanto Amati (Quando Volevamo Comandare Noi)

E l'Italia? Ah, l'Italia. Per decenni siamo stati i primi della classe, i chierichetti dell'integrazione. Da De Gasperi a Ciampi, passando per tutta la trafila di europeisti della prima e seconda repubblica, la linea era una sola: superare i veti nazionali per creare un'Europa federale. Eravamo quelli che si stracciavano le vesti per gli "Stati Uniti d'Europa", quelli che guardavano con sdegno i "falchi" del Nord o i riottosi dell'Est.

Un'impostazione che, come ricordava l'ex premier Mario Draghi in un suo intervento citato da ANSA, vedeva nell'abolizione del principio dell'unanimità la via maestra per rendere l'UE un attore globale credibile. Volevamo più efficienza, più rapidità, più decisioni comuni. Volevamo, insomma, un'Europa che funzionasse. Peccato che quel "noi", a quanto pare, fosse a tempo determinato.

La Conversione sulla Via di Varsavia: "Prima gli Italiani" (e il Loro Diritto di Veto)

Poi, come nelle migliori sceneggiature, il colpo di scena. L'Italia, da campione dell'integrazione, si è trasformata nel suo più fiero oppositore. Il governo attuale, con una coerenza acrobatica, ha scoperto l'amore per quel diritto di veto che fino a ieri era il fumo negli occhi. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, come riportato da diverse agenzie tra cui Agi, ha messo le cose in chiaro: l'Italia è contraria all'abolizione del voto all'unanimità. Una posizione che la allinea perfettamente a quei paesi del Gruppo di Visegrád, come l'Ungheria di Orbán, che del veto hanno fatto un'arma di ricatto politico permanente.

Il motivo? Ufficialmente, per difendere "l'interesse nazionale". Una formula magica che suona bene nei comizi ma che, tradotta dal politichese, significa: "vogliamo avere le mani libere per bloccare tutto quello che non ci piace, dalla politica fiscale alle sanzioni, passando per le direttive ambientali che potrebbero infastidire qualche nostro amico". Una sorta di "Papeete diplomatico" permanente.

Il Sovranismo è un'Arma Spuntata (che Usiamo per Darci la Zappa sui Piedi)

La cosa meravigliosamente comica è che questa improvvisa infatuazione per il potere di blocco arriva proprio mentre l'Europa dovrebbe accelerare. Di fronte a guerre alle porte, crisi energetiche e una competizione globale sempre più spietata, la nostra classe dirigente risponde con la minaccia della paralisi.

Il paradosso, come sottolineato in un'analisi di Formiche.net, è che l'Italia, in quanto Paese fondatore e terza economia dell'Eurozona, avrebbe tutto da guadagnare da un'Europa più coesa e decisionista. In un sistema a maggioranza, il nostro peso demografico ed economico ci darebbe un'influenza enorme. Ma perché usare il fioretto della diplomazia e della costruzione del consenso quando puoi brandire la clava del veto e sentirti potente per un pomeriggio? È la vittoria della tattica sulla strategia, del tweet sul trattato, dell'interesse di bottega sulla visione di lungo periodo.

In Attesa del Prossimo Cambio di Casacca

E così, mentre Germania e Francia spingono per riformare i trattati e rendere l'UE più agile, l'Italia si aggrappa al suo "prezioso" veto come Gollum con l'anello. Una difesa a oltranza di uno strumento che ci isola e ci rende meno, non più, sovrani. Ma non preoccupatevi, è solo una fase. Siamo il Paese che ha inventato il trasformismo. Basta attendere il prossimo giro di valzer, il prossimo cambio di governo, la prossima crisi di nervi. E torneremo magicamente a essere i più europeisti di tutti. Almeno fino alla conferenza stampa successiva.

Ascolta il podcast sull'argomento e capisci se sei europeista o no

© 2025 Assistente Malpagato