Allarme Maranza e Rivolte Fai da Te: Il Governo Lancia il "Decreto Decoro" e Sacrifica le Libertà sull'Altare del Manganello
Allarme Maranza e Rivolte Fai da Te: Il Governo Lancia il "Decreto Decoro" e Sacrifica le Libertà sull'Altare del Manganello
Avete paura? Certo che avete paura. Paura del maranza in stazione, del blocco stradale dell'eco-vandalo, dello studente che monta una tenda canadese a Piazzale Clodio. Tranquilli, il Governo della Patria ha la soluzione: più manette, più fogli di via, più potere a chi indossa una divisa. Un "Decreto Sicurezza" che è un capolavoro di marketing della repressione, un frullato tossico di panpenalismo e strizzatine d'occhio alla pancia del Paese. Un'operazione talmente rassicurante che il Ministro dell'Interno Piantedosi, dall'alto della sua autorevolezza, ha già fatto sapere che "gli italiani possono fidarsi", liquidando le critiche come capricci di chi "non ha titoli" per parlare. E noi, umili scribacchini, chiniamo il capo.
Il menù offerto dalla ditta Meloni & Piantedosi è ricco e speziato. Si va dalla criminalizzazione della resistenza passiva, una norma che le opposizioni hanno già ribattezzato "anti-Gandhi", che rende reato persino stare seduti per terra se intralci qualcosa. Si passa poi alla possibilità di arresto in "flagranza differita" per chi danneggia beni durante una manifestazione, magari sulla base di un video sgranato postato su Facebook. Una chicca che farà la gioia dei videomaker amatoriali e delle questure a corto di organico.
Ma il vero colpo di genio è la stretta sul dissenso. Un pacchetto di norme che, come notano dal Forum Disuguaglianze e Diversità, "intreccia una serie di elementi funzionali a una deriva autoritaria". Si colpiscono i poveri, le famiglie in difficoltà abitativa, trasformandoli in "nemici utili per la propaganda". E per non farsi mancare nulla, i giudici potranno persino vietare a qualcuno di partecipare a manifestazioni pubbliche sulla base di una sentenza anche non definitiva. Praticamente un DASPO per la democrazia.
Il tutto mentre, come lamentano diversi sindaci, il governo taglia le risorse per quelle politiche complesse riqualificazione urbana, inclusione sociale, sostegno alle fragilità che sono la vera architrave della sicurezza. Molto meglio, si sa, un'ordinanza repressiva che fa subito titolo sui giornali piuttosto che un progetto a lungo termine che richiede fatica e visione. È il trionfo della "sicurezza negativa", quella che si vede e si sente, quella del lampeggiante blu che squarcia la notte e rassicura la signora Maria. Peccato che, come avvertono gli esperti, politiche di mera repressione rischiano di generare effetti opposti, trasformando il bisogno di inclusione in criminalizzazione.
E i migranti? Ah, i migranti. Per loro il trattamento è speciale, un diritto quasi a parte. Si stringono le maglie sui ricongiungimenti familiari, si colpevolizza chi non coopera all'identificazione nei CPR e si riduce il sostegno per i minori non accompagnati. Una strategia che, più che garantire sicurezza, sembra voler apparecchiare il terreno per i rimpatri forzati, magari verso quell'Albania che, come ci rassicura il Viminale, vedrà i suoi centri operare a pieno regime grazie alle nuove norme europee.
Questo "sconcertante fenomeno moderno del panpenalismo", come lo definisce qualche accademico guastafeste, ignora la funzione sussidiaria della pena per issarla a soluzione di ogni male. Dalla baby gang al manifestante, dal migrante al trapper, la risposta è una sola: il Codice Penale. La CGIL non usa mezzi termini, parlando di un "disegno intimidatorio e repressivo" che mira a costruire "un clima in cui partecipare, protestare, organizzarsi diventa un reato".
E mentre il dissenso viene messo all'angolo, si pensa a oliare gli ingranaggi della repressione. Ecco allora spuntare l'idea di uno "scudo penale" per le forze dell'ordine, anche se il Ministro giura che non è uno scudo e che non lo vorrebbero neanche gli stessi agenti. Sarà. Nel dubbio, si prevede che lo Stato si accolli le spese legali degli agenti indagati o imputati per abusi in servizio. Un incentivo a usare la mano pesante? Un invito a non farsi troppi scrupoli? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.
La verità è che questo pacchetto sicurezza, presentato come la panacea contro il degrado e la criminalità, è in realtà un'arma di distrazione di massa. Mentre il Paese fa i conti con un'economia di guerra e una crisi sociale galoppante, il governo individua i nemici perfetti: ragazzini sbandati, immigrati e contestatori. Si sacrifica la coesione sociale sull'altare della repressione, si barattano le libertà civili in cambio di una percezione di sicurezza effimera e autoritaria. Una china pericolosa, un punto di non ritorno per lo Stato di diritto, come paventato da più parti. Ma state sereni, la democrazia è in buone mani. E se non ci credete, attenti al DASPO.