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Anno Nuovo, Fiducia Vecchia: Il Parlamento Riapre i Battenti con il Solito Copione tra Decreti, Ucraina e Miraggi Elettorali

Parlamento, il 2026 riprende con Dl e fiducia: poi Ucraina, riforme e elezioni cosa ci aspetta in questo inizio 2026

Anno Nuovo, Fiducia Vecchia: Il Parlamento Riapre i Battenti con il Solito Copione tra Decreti, Ucraina e Miraggi Elettorali

ROMA – Anno nuovo, vita vecchia. O, per meglio dire, legislatura vecchia. Mentre i comuni mortali smaltivano i postumi del cenone, i nostri indefessi onorevoli hanno lucidato gli scranni per la riapertura del circo parlamentare. E che ripartenza, signori. Un'agenda così fitta che il leggendario Libro dei Sogni di Fellini sembra un bignami. Il 2026, a quanto pare, riprende esattamente da dove avevamo lasciato il 2025: a colpi di decreti legge e voti di fiducia, con buona pace del dibattito e dell'approfondimento.

L'anno passato si era chiuso con la fiducia "last minute" sulla manovra, strappata alla Camera a poche ore dal baratro dell'esercizio provvisorio. E il nuovo si apre con lo stesso metodo, ormai più una dipendenza che una procedura. Subito dopo la Befana, il Senato si troverà sul tavolo i decreti su Transizione 5.0 e sull'ex Ilva. E per non farci mancare nulla, sul primo provvedimento il governo ha già fatto sapere che a Montecitorio, da metà gennaio, si andrà dritti al sodo con la ghigliottina della fiducia. Democrazia diretta, ma solo per l'esecutivo.

Crosetto, l'Ucraina e i Mal di Pancia della Maggioranza

Ma il vero primo banco di prova per la tenuta della maggioranza sarà il 15 gennaio. Quel giorno, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è atteso in aula a Montecitorio per le comunicazioni sulla proroga degli aiuti militari a Kiev. Un tema che, come sanno anche i sassi di Piazza Colonna, provoca più di qualche orticaria dentro il centrodestra. A dicembre, racconta la stampa specializzata, si era trovata una mediazione interna per il via libera in Consiglio dei Ministri, ma l'esame parlamentare potrebbe far scricchiolare l'intesa. Si prevedono scintille, o almeno qualche colpo di tosse strategico al momento del voto.

E come se non bastasse, il giorno prima, il 14 gennaio, il ministro dell'Interno Piantedosi dovrà riferire sul caso Hannoun, il capo dell'Associazione italo-palestinese arrestato per presunti finanziamenti ad Hamas. Un altro dossier ad altissima tensione, perfetto per infiammare un'aula già surriscaldata.

Il Cantiere Infinito delle Riforme: dal Premierato al Referendum Giustizia

Mentre il presente è un campo minato, il futuro è un cantiere perennemente aperto. Il 2026 doveva essere l'anno delle grandi riforme istituzionali, ma il percorso sembra più un labirinto. Sullo sfondo si agita il fantasma del premierato, la riforma costituzionale cara alla premier ma ferma da oltre un anno in commissione alla Camera. Chissà se vedrà mai la luce o resterà un sogno nel cassetto.

Molto più concreto, invece, è lo scontro sul referendum confermativo per la separazione delle carriere dei magistrati. Dopo aver superato le quattro letture parlamentari senza la maggioranza dei due terzi, la palla passa ai cittadini, che tra marzo e aprile saranno chiamati a dire "Sì" o "No". La campagna è già partita, con il centrodestra schierato per il "Sì" e le opposizioni, insieme all'Associazione Nazionale Magistrati, sul fronte del "No". Una battaglia che monopolizzerà il dibattito politico per mesi, trasformando il voto in una sorta di giudizio di metà mandato sul governo.

E poi c'è la Rai. Ah, la Rai. La riforma della governance è iscritta nel calendario del Senato da febbraio, ma il dossier è in stallo da tempo immemore, con la Commissione di Vigilanza paralizzata per il mancato accordo sui vertici. Un classico del teatrino della politica italiana.

Aria di Elezioni? Tra Amministrative e Sussurri di Crisi

In questo scenario da "tutti contro tutti", si comincia a sussurrare la parola magica: elezioni. Per ora sono solo spifferi, confidenze raccolte nei corridoi del Transatlantico da qualche cronista ben informato, che parlano di un possibile voto anticipato nella primavera del 2026. La spiegazione? Una presunta perdita di spinta propulsiva del governo e l'insofferenza della premier per le continue fughe in avanti di certi alleati.

Fanta-politica? Forse. Di certo, però, la primavera porterà una tornata di elezioni amministrative che, seppur considerate minori, faranno da termometro politico in città importanti come Venezia, Mantova, Reggio Calabria e altre. Inoltre, si voterà in circa 900 comuni, inclusi capoluoghi di peso come Roma, Milano, Torino e Bologna, il cui mandato è stato allineato al 2026 a causa dei rinvii per la pandemia.

Insomma, il 2026 si apre come una stagione di "House of Cards" de noantri. Tra decreti d'urgenza che diventano la norma, riforme epocali che si impantanano e un'eterna campagna elettorale che serpeggia sotto la cenere. Allacciate le cinture, perché il viaggio si preannuncia turbolento. E, come sempre, a pagare il biglietto saremo noi.


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