Arcore Confidential: Corona, i Berlusca Brothers e lo Scudo Umano di Forza Italia. O era la libertà di espressione?
Arcore Confidential: Corona, i Berlusca Brothers e lo Scudo Umano di Forza Italia. O era la libertà di espressione?
Milano, Cologno Monzese, Roma un triangolo delle Bermuda dove la decenza va a morire e la politica si veste da avvocato d'ufficio. L'ultima tempesta tropicale, nome in codice "Falsissimo", sta scuotendo le fondamenta del Biscione, e a farne le spese non è solo il parrucchiere di Alfonso Signorini. No, qui il fango, come direbbe qualcuno, vola alto e atterra direttamente sui rampolli, i "Berlusca brothers" Pier Silvio e Marina, costringendo la vecchia guardia a serrare i ranghi.
La cronaca è ormai roba da Bignami del trash: Fabrizio Corona, l'Icaro del gossip che non impara mai la lezione sulla vicinanza al sole, dal suo pulpito digitale ha vomitato accuse su un presunto "sistema" di favori sessuali e ricatti per entrare nel magico mondo Mediaset. Un j'accuse che, partito dal cortiletto del Grande Fratello, è arrivato a bussare direttamente ai piani alti, quelli con la moquette più spessa e i segreti più inconfessabili. Risultato? Mediaset, sentendosi punta sul vivo, ha estratto l'artiglieria pesante, denunciando l'ex re dei paparazzi per diffamazione e minacce. Non solo: ha chiesto ai magistrati di tappare la bocca social a Corona, un provvedimento che sa tanto di bavaglio digitale.
Ed è qui che la farsa diventa dramma, o meglio, politica. Perché quando Mamma Mediaset chiama, Forza Italia risponde. Come un sol uomo, o quasi, il partito fondato dal fu Cavaliere si è stretto a coorte attorno ai suoi eredi. "Solidarietà" è la parola d'ordine che rimbalza da Roma. Una solidarietà che, però, suona stranamente stonata.
Maurizio Gasparri, senatore di lungo corso, ha rispolverato il manuale del perfetto garantista all'incontrario: "La libertà di espressione non può trasformarsi in aggressione alla reputazione di altri. Non esiste un diritto alla diffamazione. La critica è legittima, il fango no". Gli fa eco il capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, che parla di "pettegolezzi volgari" e "congetture pruriginose". In pratica, la libertà di parola è sacra, ma solo se non urta la suscettibilità di Cologno Monzese.
La scena è sublime. Un partito che per un ventennio ha tuonato contro la "giustizia a orologeria", gli "attacchi dei poteri forti" e le "toghe rosse" che volevano imbavagliare il suo leader, oggi si appella a quegli stessi principi per difendere la reputazione aziendale della famiglia. Un cortocircuito che nemmeno il miglior elettricista di Arcore saprebbe risolvere. Mentre Corona, da par suo, si erge a martire della libera informazione, paragonando la richiesta di chiudergli i social al celebre "editto bulgaro" di berlusconiana memoria. Una guerra totale, come l'ha definita lui stesso, minacciando di svelare "i segreti di Piersilvio Berlusconi, Marina Berlusconi e Silvia Toffanin".
Il bello è che questa levata di scudi azzurra, come nota qualche malizioso osservatore, è apparsa "tardiva" e limitata a pochi fedelissimi. Il leader Antonio Tajani, per dire, è rimasto in un silenzio assordante. Un segnale, forse, che i tempi sono cambiati e che la difesa d'ufficio della Famiglia non è più il primo punto all'ordine del giorno del partito. O forse, più semplicemente, che di fronte al ciclone Corona, la strategia migliore è rintanarsi in cantina e aspettare che passi.
Nel frattempo, il Tribunale di Milano ha già dato un primo stop a "Falsissimo", ordinando la rimozione dei contenuti su Signorini. Ma Corona, imperterrito, ha già annunciato di voler spostare il tiro sul "sistema Mediaset" in generale. E mentre i legali affilano le armi e i politici si esercitano in equilibrismi verbali, la domanda sorge spontanea: questa improvvisa passione di Forza Italia per i limiti alla satira e alla critica è un nuovo corso politico o solo il riflesso pavloviano di chi, da sempre, confonde i destini di un'azienda con quelli del Paese? Ai posteri, e ai prossimi post di Corona, l'ardua sentenza.
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