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Garante della Privacy, o era del Privé? Stanzione indagato e i segreti di Pulcinella che Report vi aveva già cantato

Perquisizioni nella sede del Garante Privacy, indagati Stanzione e gli altri membri Autorità cosa sta succedendo e perchè report ci aveva visto di nuovo giusto

Garante della Privacy, o era del Privé? Stanzione indagato e i segreti di Pulcinella che Report vi aveva già cantato

Luci strobo della Guardia di Finanza a Piazza Venezia. No, non è l'ultimo rave "esclusivo" per iniziati al culto del dato sensibile, ma il sobrio risveglio del Garante della Privacy, o di quel che ne resta. Perquisizioni, computer e telefonini sotto sequestro, e un intero collegio di garanti che si ritrova indagato per peculato e corruzione. E mentre il presidente Pasquale Stanzione, con la calma serafica di chi ha appena scoperto che la privacy è un concetto sopravvalutato, si limita a un laconico "sono tranquillo", a noi scappa da ridere. Perché questa non è una notizia, è una puntata di Report che va in replica, ma stavolta in diretta nazionale e con le Fiamme Gialle come special guest.

Ve lo ricordate Sigfrido Ranucci? Quello che per mesi ha martellato sul piccolo schermo raccontando di spese allegre, sanzioni che evaporano come un mojito al sole e conflitti d'interesse grandi come una casa? Bene, la Procura di Roma, coordinata dall'aggiunto Giuseppe De Falco, sembra aver finalmente sintonizzato il televisore sul canale giusto. E così, quello che sembrava il solito "attacco all'istituzione" da parte dei gufi del giornalismo d'inchiesta, ora ha i contorni di un'indagine formale, con tanto di decreto di perquisizione di 16 pagine che si legge come la sceneggiatura di un cinepanettone sui vizi del potere.

Dal macellaio a Meta: il "Trattamento dei Dati" che ci piace

Ma di cosa parliamo, in fondo? Di quisquilie, pinzillacchere, direbbe Totò. Spese di rappresentanza che, secondo gli inquirenti, sono lievitate in modo imbarazzante, passando da cifre modeste a quasi 400.000 euro annui. Un'impennata che manco il prezzo del gas ai tempi d'oro della speculazione. Nel mirino ci sarebbero rimborsi per cene in ristoranti a cinque stelle, lavanderie e, chicca delle chicche, le "spese per la carne comprata dal presidente Stanzione addebitate al Garante", come ha sottolineato lo stesso Ranucci. Forse per garantire la "protezione" del filetto.

E poi, la leggerezza con cui si maneggiavano le sanzioni. Un buffetto da un milione a Meta per i suoi occhiali spioni Ray-Ban Stories, dopo che si era parlato di una multa da 40 milioni. Un gesto di clemenza che nemmeno il più misericordioso dei confessori. E che dire di ITA Airways? Secondo l'accusa, il collegio avrebbe chiuso un occhio su alcune irregolarità in cambio di tessere "Volare Classe Executive" da 6mila euro l'una. Perché la privacy dei cittadini è importante, ma viaggiare comodi, vuoi mettere? Per non parlare del presunto conflitto d'interessi che, come evidenziano gli investigatori, legherebbe uno dei membri del collegio, Guido Scorza, allo studio legale responsabile della protezione dati della stessa compagnia aerea.

"Sono solo bugie": la notte dei misteri e il B&B abusivo

Il bello è che, quando Report aveva sollevato il velo su queste "anomalie" e su una misteriosa intrusione notturna nella sede dell'Authority, la risposta ufficiale era stata un sonoro "sono bugie". Salvo poi, come riportato da Il Fatto Quotidiano, fare una mezza retromarcia con un esposto in Procura per "motivi di prudenza". Una giravolta che neanche un ballerino di breakdance. Nel frattempo, lo stesso quotidiano ci deliziava con la storiella del Bed & Breakfast abusivo intestato alle figlie di Stanzione, situato che coincidenza!  nello stesso palazzo dove il presidente risiede, a trenta metri di distanza. Ma lui, ovviamente, "non ne sapeva nulla". Sarà stata la privacy, che gli impediva di guardare fuori dalla porta.

Ora, con l'intero collegio  Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza iscritto nel registro degli indagati, le opposizioni chiedono le dimissioni in blocco per "igiene istituzionale". Un atto dovuto, dicono, per non esporre l'istituzione al "pubblico ludibrio". Troppo tardi. Il ludibrio è già qui, servito su un piatto d'argento con contorno di rimborsi creativi e voli in business class. E mentre la politica si straccia le vesti, Ranucci e la sua squadra possono tranquillamente affermare: ve l'avevamo detto. Ma in Italia, si sa, prima di credere a un giornalista, si preferisce aspettare l'arrivo della Finanza. È una questione di privacy, anche quella.

Ascolta anche il nostro podcast per capire perché il Garante andrebbe riformato

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