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Il Generale-Imprenditore e il Capitano alla Sagra: Vannacci lancia il merchandising del "Futuro Nazionale" e per Salvini è già finito il vin brulé

Home Politica Vannacci accelera, depositato marchio 'Futuro Nazionale'. Il generale:

Il Generale-Imprenditore e il Capitano alla Sagra: Vannacci lancia il merchandising del "Futuro Nazionale" e per Salvini è già finito il vin brulé.

Che il marketing politico fosse una cosa seria, quasi una scienza, ce ne eravamo accorti. Ma che un generale dei parà potesse trasformarsi nel più scaltro degli influencer, depositando marchi come se fossero piani di battaglia, è la vera novità di questo pazzo, pazzo mondo al contrario. Signore e signori, Roberto Vannacci, l'uomo che sussurrava alle fiamme tricolori, ha fatto il grande passo. O meglio, l'ha registrato all'ufficio brevetti.

Mentre il Capitano Matteo Salvini era impegnato a radunare le sue truppe (sempre più smunte) in Abruzzo, lanciando anatemi contro i traditori ("fuori dalla Lega c'è il deserto"), il suo prode vicesegretario, da Lucca con furore, affilava le armi. E che armi. Secondo quanto si può vedere dal sito dell'European Union Intellectual Property Office, il 24 gennaio scorso il generale ha depositato un nuovo, fiammante (è il caso di dirlo) logo: sfondo blu, scritta bianca "Futuro Nazionale" in un font che evoca nostalgie littorie, una vistosa ala tricolore al centro e, sotto, il brand che conta davvero: "VANNACCI" in giallo.

"È solo un simbolo", ha tagliato corto lui, con la stessa noncuranza con cui si commenta il meteo. Un simbolo, certo. Come lo erano stati prima "Il Mondo al Contrario" e "Generazione Decima". Peccato che questo "simbolo" puzzi di OPA ostile lontano un miglio. Un'operazione studiata a tavolino, visto che, come ricostruito da Adnkronos, il suo fedelissimo Giulio Battaglini, già a fine ottobre, aveva registrato il dominio internet futuronazionale.it. Quando si dice la programmazione militare. Altro che un'uscita estemporanea, qui siamo di fronte a una manovra a tenaglia che nemmeno Rommel nel deserto.

La richiesta di registrazione del marchio, poi, è un capolavoro di marketing virale: potrà essere usato per "manifesti pubblicitari; dépliant; libri manifesto; adesivi; brochure; insegne pubblicitarie" e persino per "abbigliamento" e "servizi nell'ambito della politica". In pratica, il generale non sta fondando (ancora) un partito, sta lanciando una linea di merchandising per patrioti 2.0. Manca solo la borraccia tattica e il calendario con le sue frasi migliori.

Intanto, a Via Bellerio, l'aria si è fatta più pesante di un'umida serata in Val Padana. Salvini, che fino a ieri si godeva la sua creatura politica come il tormentone dell'estate, ora si ritrova con la hit dell'anno suonata da un altro. E mentre lui avverte che chi lascia la Lega "finisce nel nulla", la realtà è che il suo palco da sagra paesana inizia a scricchiolare. Le sue felpe hanno perso il potere taumaturgico di un tempo e le ospitate dalla D'Urso sono un ricordo sbiadito.

Il nervosismo è palpabile. Persino Giorgia Meloni, secondo quanto riportato da Open e Repubblica, avrebbe perso la pazienza, vedendo il rischio di una nuova formazione a destra che potrebbe erodere consensi. "Se Salvini non se ne occupa, saremo costretti a occuparcene noi", sarebbe stato il monito della premier, stanca dell'inazione del Capitano di fronte all'avanzata del suo ingombrante vice.

Vannacci, da stratega consumato, minimizza, osserva le reazioni e continua la sua marcia. Ha capito che il prodotto "Salvini" è a fine ciclo, come un modello di smartphone superato. C'è bisogno di un aggiornamento, di un "Mondo al Contrario" 2.0, più duro, più puro, meno incline ai mojito e più alla disciplina.

E così, mentre Matteo continua a girare per sagre e mercati, convinto che la sua gente sia ancora lì ad aspettarlo con il bicchiere di rosso in mano, il Generale ha già apparecchiato la tavola per il "Futuro Nazionale". Un futuro dove, a quanto pare, per il Capitano ci sarà al massimo un posto da comparsa, magari a distribuire i volantini con il nuovo, fiammante, logo. Del resto, si sa, la storia insegna: ogni sagra, prima o poi, finisce. E spesso, arriva qualcuno con un baraccone più grosso e più rumoroso.


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