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La Scuola? Un Inutile Intralcio al Dio Pil: la Genialata della Santanchè per Trasformare gli Studenti in Turisti a Tempo Pieno

Scuola, Santanchè propone un nuovo calendario scolastico: «Serve al turismo

La Scuola? Un Inutile Intralcio al Dio Pil: la Genialata della Santanchè per Trasformare gli Studenti in Turisti a Tempo Pieno

Avete presente quel fastidioso intervallo tra un’estate e l’altra, quel noioso periodo chiamato “anno scolastico”? Bene, dimenticatelo. O almeno, preparatevi a vederlo smontato e rimontato come un catalogo di offerte per il ponte del 2 giugno. L’illuminazione è scesa, folgorante come un flash di Briatore al Twiga, sulla nostra ministra del Turismo, l’ineffabile Daniela Santanchè. Dal palco del Terzo Forum Internazionale del Turismo a Milano, tra un'ode al "Made in Italy" e una preghiera per la "destagionalizzazione", la "Pitonessa" ha sganciato la bomba che farà la gioia di albergatori e gestori di stabilimenti balneari: cambiare il calendario scolastico. Perché, diciamocelo, questi studenti con i loro tre mesi di vacanze estive sono un ostacolo alla crescita, un freno a mano tirato sull'inarrestabile macchina del Pil turistico.

L'idea, di una semplicità che sfiora il sublime, è quella di "allineare gradualmente" il nostro obsoleto calendario a "modelli europei più moderni e flessibili". In pratica: meno vacanze estive concentrate, che creano solo "affollamenti stagionali" e "inefficienze", e più pause spezzettate durante l'anno. Una sorta di "spring break" permanente per favorire i "flussi interni" e permettere alle famiglie di visitare i "piccoli comuni" e le "aree interne" che, come ci ha tenuto a precisare la ministra, sono la "spina dorsale dell'Italia". E chi siamo noi per dubitarne?

Insomma, la scuola non più come tempio del sapere, ma come agenzia di viaggi a chiamata. I figli non più come studenti, ma come "pacchetti vacanza" da spostare a piacimento sul tabellone delle prenotazioni. Una visione che, ammette la stessa Santanchè con una punta di civetteria, "farà discutere, dividerà". E infatti, mentre il mondo del turismo organizzato, tramite Aidit Federturismo Confindustria, plaude all'iniziativa come un passo fondamentale per il "riconoscimento del turismo come industria strategica", dal ministero dell'Istruzione, guidato dal collega Giuseppe Valditara, trapela un gelo siberiano. Fonti vicine al ministro fanno sapere che, al momento, non c'è "alcuna proposta concreta" e che la priorità, udite udite, sarebbe addirittura la sicurezza nelle scuole, con tanto di circolare sui metal detector. Un diverbio tra ministeri che, secondo Il Fatto Quotidiano, avrebbe già assunto i contorni di una vera e propria lite.

Ma come si fa a non vedere la grandiosità del piano? Immaginate le orde di studenti-turisti che a novembre, invece di sudare sulle versioni di latino, affollano le spiagge di Jesolo in un'inedita tintarella fuori stagione. O che a febbraio, anziché interrogarsi sui misteri della fisica quantistica, si dedicano a sconfiggere l'“undertourism” nei borghi più sperduti dell'Appennino. Certo, qualche voce critica si è levata. Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi-Sinistra ha fatto timidamente notare che, forse, prima di tenere i ragazzi in classe a luglio, sarebbe il caso di installare qualche condizionatore, visto che in certe aule "le temperature superano i 30 gradi già a giugno". Dettagli, insignificanti minuzie di fronte alla prospettiva di un'Italia "vissuta 365 giorni l'anno".

La proposta, che suona come una sceneggiatura di un cinepanettone, è la sintesi perfetta del pensiero governativo: l'economia prima di tutto, il fatturato come unico metro di giudizio. La scuola, la formazione, il benessere psicofisico di studenti e insegnanti? Variabili impazzite da addomesticare in nome del sacro turismo, che nel 2025, ci ricorda la ministra, ha generato un impatto sul Pil di 237,4 miliardi di euro. E allora, chiniamo il capo e prepariamoci: la campanella non segnerà più l'inizio della lezione, ma il check-in per la prossima, imperdibile, vacanza a basso costo. L'importante è fatturare. Sempre.


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