L’Accademia del “Diciamo”: Giorgia e il Paese delle Meraviglie (con le Sbarre)
Di’ “Diciamo” un’altra volta, Giorgia. Ti prego. Perché tra un intercalare romano e una posa da "underdog" mai doma, l’ultima conferenza stampa della Premier è stata un capolavoro di illusionismo degno del miglior Silvan, ma con meno capelli bianchi e molta più bava alla bocca contro le toghe.
La Sora Giorgia si è presentata davanti ai microfoni con quel piglio da chi ha appena vinto il Festival di Sanremo ma deve spiegare perché l’orchestra ha stonato tutto il tempo. Il nemico del giorno? Sempre loro, i magistrati. Come riportato dalle cronache parlamentari più attente e come sottolineato con un certo sconcerto dalle colonne de Il Fatto Quotidiano la strategia è ormai il "Metodo Scudo": se la realtà ti smentisce, attacca chi deve far rispettare le leggi. Per la Premier, ogni sentenza sgradita non è diritto, è "interferenza politica". È la solita solfa: se un giudice applica il diritto europeo sui migranti in Albania, non è un giurista, è un agente infiltrato della Schlein col passamontagna rosso.
Ma il vero numero di alta scuola è stato il capitolo "Record". Giorgia ci ha propinato una lista di successi che farebbe invidia alla Germania degli anni d’oro, se solo quella Germania non esistesse solo nella sua testa. Mentre i bollettini ISTAT quelli veri, che i consulenti di Palazzo Chigi sembrano leggere al contrario come i dischi dei Led Zeppelin fotografano un’Italia in cui il potere d’acquisto è ai minimi storici e il lavoro è precario quanto una promessa elettorale di Salvini, lei esulta. "Occupazione record!", grida. Peccato che, come ha giustamente evidenziato un’analisi di Rolling Stone sulla condizione giovanile, si tratti spesso di contratti a termine, robetta da "una settimana e via", che trasforma i lavoratori in comparse di un film neorealista ma con meno speranza.
Il clima era quello che Dagospia definirebbe "da ultimo rimpasto prima della tempesta". Tra un "diciamo" e un "voglio dire", la Premier ha costruito un muro di parole per nascondere i buchi di bilancio. È il rock’n’roll del consenso: urla forte, distorci il suono e spera che nessuno si accorga che la chitarra è scordata.
La verità è che la "Nostra Signora della Garbatella" è prigioniera del suo stesso storytelling. Deve inventarsi un Paese che corre per non ammettere che siamo fermi al semaforo, con la frizione che puzza e i magistrati che, giustamente, ci chiedono i documenti. Diciamo che la ricreazione è finita, ma lei continua a suonare la campanella da sola.
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