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Loggia & Leadership: Il Capitano Salvini alla prese col Generale Massone

Inchiesta di Report su Vannacci, 'ha legami con la massoneria' cosa sta succedendo tra matteo e il generale

Loggia & Leadership: Il Capitano Salvini alla prese col Generale Massone (a sua insaputa)

Nelle sacre stanze del Carroccio, un tempo addobbate solo con corna vichinghe e ampolle di acqua del Po, oggi aleggia un nuovo, inebriante profumo: incenso, polvere da sparo e un vago sentore di compasso e grembiulino. È l'aroma inconfondibile del Generale Vannacci, l'uomo che è riuscito nella mirabolante impresa di far sembrare Matteo Salvini un moderato statista. L'ultimo colpo di teatro? Un'inchiesta al cianuro dei soliti noti di Report, secondo cui il nostro eroe in mimetica avrebbe stretto patti di fratellanza con la massoneria, il tutto mentre costruiva un partitino parallelo all'insaputa del suo Capitano.

Una trama che neanche a Hollywood, con un casting perfetto: da una parte il "Capitano", Matteo Salvini, sempre più alle prese con un ammutinamento della sua stessa ciurma; dall'altra il Generale "Mondo al Contrario" Roberto Vannacci, eurodeputato leghista che si muove con l'agilità di un incursore in territorio nemico, anche quando il territorio nemico è la sede della Lega in via Bellerio.

La bomba, sganciata in prima serata dalla RAI, parla di una "Fondazione Generazione Xa", presieduta dalla consorte del Generale, e di un centro studi, "Rinascimento Nazionale", diretto da un dichiarato massone. Nomi che evocano un misto tra un corso di autostima per la terza età e un raduno di nostalgici della Decima Mas, a cui, come sottolinea maliziosamente l'inchiesta, il Generale ha più volte strizzato l'occhio. Vannacci, ovviamente, ha rispedito le accuse al mittente con la delicatezza di un lancio di mortaio, parlando di "inchiesta faziosa e pretestuosa" e giurando di non aver "mai avuto nulla a che fare con la massoneria". Conoscerà di sicuro "cacciatori, pescatori e cercatori di funghi", ma massoni mai, o forse senza saperlo, come ha dichiarato ad Affaritaliani.

E il Capitano? Cosa fa mentre il suo "valore aggiunto" – così lo ha definito lui stesso per smorzare le polemiche interne – gioca a fare il Gran Maestro? Per ora, naviga a vista. Fonti vicine al leader leghista parlano di un Salvini che, pur difendendo pubblicamente il suo generale, avrebbe mandato un messaggio chiaro ai suoi: "Nessun parlamentare deve più rispondere alle provocazioni di Vannacci", come riportato da Il Fatto Quotidiano. Un ordine che sa di tregua armata, un "cessate il fuoco" per evitare che la "vannaccizzazione" del partito diventi una vera e propria scalata al potere.

La verità è che la coppia "luciferina", come l'ha definita qualcuno in un memorabile servizio di La7, fa scintille sin dalla prima uscita pubblica. Da un lato Salvini ha visto nel Generale un ariete per sfondare a destra e recuperare consensi, ma si è messo in casa un cavallo di Troia con l'ambizione di un Cesare e l'eloquio di un predicatore. Vannacci non è tipo da prendere ordini, nemmeno dal Capitano. Punzecchia, provoca, come quando rivendica di non essere "una pecora che risponde al fischio del padrone". E mentre Salvini cerca un faticoso equilibrio sulla politica estera, il Generale invoca "decreti Italia" contro le armi a Kiev, seguito da un manipolo di fedelissimi che alla Camera si contano sulle dita di una mano.

Il risultato è un cortocircuito politico-mediatico da manuale. La vecchia guardia della Lega, da Zaia a Centinaio, non nasconde il mal di pancia, chiedendo che il Generale "inizi a rispettare le regole" e "frequenti di più il partito" per essere "gestito". Ma è difficile mettere il guinzaglio a chi si sente già condottiero di uno "tsunami" politico-culturale.

Così, mentre Report svela trame e sottotrame di una presunta rete massonica che sosterrebbe l'ascesa del Generale, Salvini è costretto a fare il pompiere. Nega rotture imminenti, promette incontri chiarificatori, ma la sensazione è che il mostro, politicamente parlando, gli sia sfuggito di mano. L'esperimento Vannacci, nato per dare ossigeno alla Lega, rischia di trasformarsi in un'OPA ostile. E in questo risiko di potere, tra logge, fondazioni segrete e diktat sussurrati, resta una sola, amara certezza per il Capitano: gestire un Generale è decisamente più complicato che gestire un Papeete.


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