Mega-City Rome: Il Vangelo secondo Nordio, dove ogni PM è un Dredd mancato
C'è un odore di pelle sintetica, olio per armi e giustizialismo andato a male che si aggira per i corridoi del potere. Non è la nuova collezione di qualche stilista d'avanguardia, ma l'olezzo inconfondibile della Riforma Nordio, un capolavoro di ingegneria costituzionale che sembra uscito direttamente da una striscia di 2000 AD, la storica rivista a fumetti britannica. E il protagonista non è un eroe mascherato, ma un austero Guardasigilli che, forse in un impeto di nostalgia per gli anni '80, ha deciso di trasformare l'Italia in una Mega-City One de noantri.
Ricordate il Giudice Dredd? Quel simpatico tutore dell'ordine che nella sua città post-apocalittica era contemporaneamente giudice, giuria e boia? Un'incarnazione ipertrofica del motto "dura lex, sed lex", come lo definirebbe qualche intellettuale da salotto. Bene, tenetevi forte, perché la realtà potrebbe superare la fantasia.
La chiamano "separazione delle carriere", ed è il cuore pulsante del ddl Nordio, approvato a colpi di fiducia tra le proteste delle opposizioni. L'idea, venduta come garanzia di un "giudice terzo e imparziale", è quella di creare due percorsi distinti e invalicabili per chi accusa (i PM) e chi giudica. Due Consigli Superiori della Magistratura, due destini, due squadre che non si parlano più. Un po' come mettere un muro invalicabile tra la cucina e la sala da pranzo, sperando che i piatti arrivino in tavola da soli.
Il Ministro Carlo Nordio, con la pacatezza di chi sta riscrivendo le regole del gioco, ci assicura che tutto ciò renderà i magistrati "più imparziali". Peccato che, come svelato da un documento esclusivo del periodico La Magistratura, lo stesso Nordio, quando vestiva i panni del PM a Venezia, firmò un appello contro la separazione delle carriere. A quei tempi, nel lontano 1994, riteneva che l'unicità della magistratura fosse una "garanzia per l'affermazione della legalità". Chissà, forse un viaggio nel tempo a bordo di una Lawmaster gli ha fatto cambiare idea.
Ma le analogie con il mondo distopico di Dredd non finiscono qui. La riforma mette mano pesantemente anche alle intercettazioni, definite dal ministro "una porcheria" e uno "strumento micidiale di delegittimazione personale e spesso politica". Certo, tutti d'accordo che la gogna mediatica sia un abominio, ma la soluzione proposta - una stretta selvaggia sulla loro pubblicazione e utilizzo - puzza di bruciato. L'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) non usa mezzi termini, sottolineando come questa mossa rischi di creare "vuoti di tutela in settori nevralgici, come quello della Pubblica Amministrazione". In pratica, meno orecchie indiscrete a origliare le trame del potere. Un silenzio d'oro, soprattutto per chi ha qualcosa da nascondere.
E poi c'è la ciliegina sulla torta, l'abolizione del reato di abuso d'ufficio. Un "liberi tutti" per gli amministratori pubblici un po' troppo "creativi". L'ANM anche qui è caustica: l'unico effetto prevedibile, dicono, sarà "garantire l'impunità a quei pubblici ufficiali che commettano specifiche puntuali e sistematiche violazioni di legge". In Mega-City One, un reato del genere non sarebbe nemmeno concepito: lì la legge è Dredd, punto.
La narrazione governativa, portata avanti con la grazia di un lanciafiamme, è che questa sia una riforma "storica" voluta dagli italiani. Ma da più parti si leva il sospetto che l'obiettivo reale sia un altro: mettere il PM sotto il controllo della politica, trasformandolo in un "superpoliziotto" agli ordini dell'esecutivo. L'Associazione Nazionale Magistrati parla senza mezzi termini di una riforma "irrazionale" che "stravolge l'assetto costituzionale dei poteri" e spinge "inesorabilmente il pm sotto l'imperio del potere esecutivo".
Mentre il dibattito si infiamma in vista del referendum confermativo previsto per marzo, la sensazione è quella di assistere a una sceneggiatura già scritta. Da un lato, i Giudici della vecchia guardia, che denunciano una delegittimazione costante e pericolosa. Dall'altro, un governo che tira dritto, convinto di interpretare la volontà popolare.
Resta solo una domanda: quando vedremo il Ministro Nordio sfrecciare per Via Arenula in sella a una moto computerizzata, l'elmetto calato sugli occhi e una pistola Legislatore al fianco, pronto a sentenziare sul posto? La scritta sul suo casco, ovviamente, reciterà: "Io sono la legge". E non sarà un fumetto.
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