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Miracolo a Caracas o Botta di Culo Epocale? Il Ritorno dei Nostri e le Medaglie Fai da Te di Palazzo Chigi

Venezuela, Trentini e Burlò sono liberi ma possiamo veramente definirla una vittoria del nostro governo o è una semplice botta di culo dovuta agli eventi?

Miracolo a Caracas o Botta di Culo Epocale? Il Ritorno dei Nostri e le Medaglie Fai-da-Te di Palazzo Chigi

Squillino le trombe, si stappino le bottiglie quelle buone, non il solito frizzantino da conferenza stampa. Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi, strappati alle amene segrete del Venezuela dopo 423 giorni di passione, paranoia e, a quanto pare, pillole antidepressive per gestire l'ansia. E subito, come un riflesso pavloviano, è partita la grande ola autocelebrativa del Governo dei Migliori (di sé stessi). La premier Giorgia Meloni ha tempestivamente espresso "gioia e soddisfazione", ringraziando sentitamente le "Autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez" per la "costruttiva collaborazione". Le fa eco il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che con la sobrietà di un presentatore di televendite ha parlato di "successo del governo" e frutto di un "grande lavoro sottotraccia". Applausi, sipario, medaglia.

Peccato che, a guardare bene dietro le quinte di questo dramma tropicale, la trama sembri scritta più da un allineamento astrale favorevole che dalla fine penna della nostra diplomazia. Un colpo di fortuna così sfacciato da far impallidire una vincita al SuperEnalotto.

Perché, vedete, mentre a Roma ci si affannava in "discreti" quanto impalpabili maneggi, a Caracas succedeva il finimondo. Il regime di Nicolás Maduro, come svela senza troppi giri di parole Linkiesta, è andato a gambe all'aria, e il nuovo governo ad interim, guidato da Delcy Rodriguez, aveva un disperato bisogno di accreditarsi presso la comunità internazionale. E qual è il primo gesto che fa una "nuova leadership" per dimostrare buona volontà, soprattutto quando ha il fiato di Washington sul collo? Svuota le carceri dai prigionieri politici più scomodi, specialmente quelli stranieri.

La liberazione dei nostri, infatti, non è un evento isolato, un fiore nel deserto sbocciato grazie al pollice verde della Farnesina. È parte di un'amnistia più ampia, un "liberi tutti" che ha visto le porte delle celle aprirsi per decine di detenuti, inclusi altri italiani come Luigi Gasperin e Biagio Pilieri solo pochi giorni prima. Come riportato da diverse agenzie, la mossa è un chiaro segnale di distensione inviato agli Stati Uniti e ai partner occidentali, che da tempo chiedevano un gesto concreto per avviare una nuova fase di relazioni. Insomma, più che un capolavoro di negoziato, sembra che i nostri si siano semplicemente trovati sulla lista giusta al momento giusto, quando a Caracas hanno deciso di fare pulizia in cantina per far bella figura con i nuovi padroni del vapore.

E mentre la politica si autoincensa, con un "sospiro di sollievo bipartisan" che va da Schlein a Calenda, vale la pena ricordare cosa hanno passato questi nostri connazionali. Burlò, dimagrito di 30 chili, ha raccontato a Il Quotidiano del Sud di celle che erano "un freezer d'inverno e un forno d'estate", un buco per terra come bagno e zanzare che "ci divoravano". Dettagli poco glamour, che stridono con i sorrisi smaglianti e le dichiarazioni roboanti di chi ora si appunta la medaglia al petto. La prima, umanissima richiesta di Trentini da uomo libero, riportata da Repubblica, non è stata un'ode alla Patria, ma un disperato: "Posso avere una sigaretta?".

Questo la dice lunga sulla distanza siderale tra la sofferenza reale e la sua rappresentazione politica. Benissimo che siano a casa, ci mancherebbe. Ma spacciare per vittoria diplomatica ciò che puzza di congiuntura geopolitica favorevole è un'operazione di marketing virale un po' troppo spudorata anche per i canoni attuali. È come se il gallo si prendesse il merito del sorgere del sole. Canta, canta pure, ma l'alba arriva lo stesso. E questa volta, l'alba su Caracas è sorta per volontà altrui. A noi, è andata semplicemente di lusso.


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