Operazione Remigrazione: a Montecitorio va in scena il "Fascist and Furious" del nuovo millennio
Benvenuti all'ultimo, esilarante capitolo del grande circo della politica italiana, un luogo dove la decenza è andata in ferie non pagate e il confine tra un'aula parlamentare e il raduno di un gruppo di nostalgici in fez si fa sempre più labile. Montecitorio, la casa (in teoria) di tutti gli italiani, ha rischiato di trasformarsi nel palcoscenico per il lancio della nuova hit dell'estrema destra: la "remigrazione". Un termine che suona come un pezzo techno-pop tedesco ma che, in realtà, è il nuovo nome cool per un'idea vecchia come il cucco: rimandare a casa la gente, ma in modo forzato.
L'evento, promosso con l'entusiasmo di un venditore di aspirapolveri dal deputato leghista Domenico Furgiuele, vicino alle posizioni del generale Vannacci, doveva essere la presentazione di una raccolta firme per una proposta di legge popolare. Un'iniziativa del comitato "Remigrazione e Riconquista", un nome che sembra uscito da una sessione di Dungeons & Dragons finita male. E chi c'era tra gli invitati d'onore a spiegare questo concetto avveniristico? Nientemeno che il portavoce di CasaPound, Luca Marsella, accompagnato da una allegra brigata che includeva esponenti del Veneto Fronte Skinheads e della Rete dei Patrioti. Praticamente il "gotha" del neofascismo 2.0, pronto a portare la "realtà delle nostre città" nei palazzi del potere.
Il Salto della Quaglia Istituzionale
La trama di questa commedia nera si infittisce quando ci si rende conto che non siamo al pub sotto casa, ma nella sala stampa della Camera dei Deputati. Un luogo sacro, profanato dall'idea di discutere di "rimpatrio volontario" per i discendenti di immigrati nati in Europa e della "remigrazione totale e senza compromessi" per gli irregolari, come si legge sul sito di CasaPound. Un'idea che, secondo la linguista Valeria Della Valle sentita dall'Avvenire, ha fatto la sua comparsa sui media nel 2024, importata direttamente dall'estrema destra austriaca e tedesca. Insomma, un'altra genialata a cui non avevamo pensato.
Il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, leghista pure lui, ha tentato un timido dribbling definendo la conferenza "inopportuna" e sperando in un "ripensamento" del deputato Furgiuele. Un appello alla responsabilità che è suonato più come un "ragazzi, almeno non fatelo qui dentro" che come una vera presa di posizione. Ma Furgiuele, impavido, ha tirato dritto: "Io non mi piego e vado avanti", ha dichiarato, spiegando che la remigrazione non è odio, ma "difesa della nostra cultura". Una cultura che, a quanto pare, si difende invitando a parlare chi, come Marsella, ha collezionato una condanna per scontri con le forze dell'ordine.
L'Occupazione e il Gran Finale al "Bella Ciao"
Ma quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a cantare. E così, mentre il Paese si interrogava su come siamo passati da Nenni a 'sta roba qui, le opposizioni hanno deciso di passare all'azione. Deputati di PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno occupato la sala stampa, trasformando Montecitorio in una puntata di "Saranno Famosi" antifascista. Sventolando copie della Costituzione e intonando "Bella Ciao", hanno di fatto impedito lo svolgimento del convegno.
La presidenza della Camera, per evitare che la situazione degenerasse in un "lancio del busto" di Matteotti, ha preso la decisione più salomonica (o democristiana, a scelta): annullare TUTTE le conferenze stampa della giornata per "questioni di ordine pubblico". Una mossa che ha fatto infuriare Marsella, il quale, rimasto fuori dai cancelli, ha parlato di "atto mafioso" da parte dell'antifascismo.
E così, mentre fuori Riccardo Magi di +Europa protestava con cartelli che recitavano "No alle leggi razziali. No alla Camera dei fasci", si è consumato l'ennesimo teatrino. Una giornata che ci insegna come la linea tra tolleranza e legittimazione sia sottile come un foglio di carta velina. L'operazione di "normalizzazione" di certe idee procede spedita, un convegno alla volta. Oggi è stata fermata da un coro, ma la domanda resta: la prossima volta, basterà ancora una canzone a fermare la deriva?
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