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Per me, il Board of Peace... è coma la Corazzata Potëmkin

perche il Board of peace di Doanld e come la corrazata La corazzata Potëmkin per Fantozzi e perchè tutti la snobbano

Per me, il Board of Peace... è coma la Corazzata Potëmkin

 Ci sono momenti nella storia, rari e preziosi come un politico che mantiene una promessa, in cui la realtà supera la parodia a destra, la sorpassa sgommando e la lascia a mangiare la polvere. E così, mentre il mondo trattiene il fiato per le solite quisquilie guerre, pandemie, il ritorno dei pantaloni a zampa d’elefante il Divino Donald da Palm Beach ci regala l’ultima, definitiva opera d’arte totale: il “Board of Peace”. Una roba talmente geniale che al confronto la vendita della Groenlandia sembrava un affarone da mercatino delle pulci.

Scena prima, atto unico. Immaginatevi il ragionier Ugo Fantozzi, curvo sulla sua poltrona di finta pelle, mentre il professor Guidobaldo Maria Riccardelli, con la bava alla bocca, gli impone per l'ennesima volta la visione de “La Corazzata Kotiomkin”. Diciotto rulli di cinema muto sovietico, un’opera immortale, un capolavoro assoluto. Peccato che fuori ci sia la finale di coppa. Ebbene, sostituite il Riccardelli con Donald "Chairman" Trump, gli impiegati con la comunità internazionale, e “La Corazzata Kotiomkin” con il suo scintillante “Board of Peace”. Stessa identica, tragica farsa.

Perché, ammettiamolo, questo consesso di "pace" ha tutti i crismi del capolavoro incompreso. O meglio, compreso fin troppo bene. Proposto a settembre 2025 e ufficializzato a gennaio 2026, nasce, secondo il Vate, con lo scopo nobilissimo di "promuovere stabilità, ripristinare un governo affidabile e legale e garantire una pace duratura". Un'idea così bella che, per non farla contaminare da quella plebaglia delle Nazioni Unite che, parole sue, "non mi ha mai aiutato" ha pensato bene di farla diventare una cosetta sua, un club esclusivo che "potrebbe" sostituire l'ONU.

E come si entra in questo paradiso della diplomazia? Semplice. Basta staccare un assegno da un miliardo di dollari. Avete capito bene. La pace, come un posto al Twiga di Briatore, ha un prezzo. E chi decide chi è degno? Ma lui, ovviamente. Lo statuto, che The Times of Israel ha avuto la bontà di sbatterci in faccia, parla chiaro: c'è un solo nome, "Chairman Trump", membro a vita, con potere di adottare risoluzioni senza consultare nessuno. Praticamente un Consiglio di Sicurezza ONU dove l'unico con potere di veto è lui, e gli altri possono al massimo portare le patatine.

Il capolavoro di marketing è stato venderlo al mondo come la soluzione per Gaza. Il Consiglio di Sicurezza ONU, in un momento di sbandamento collettivo, ci è cascato con tutte le scarpe e ha pure approvato una risoluzione, la 2803, che dava un vago imprimatur all'idea. Peccato che, come in un classico gioco delle tre carte, una volta incassata la benedizione, nello statuto ufficiale la parola "Gaza" sia sparita. Puf! Volatilizzata. Ora il Board è un'entità astratta per la pace nel mondo, una specie di Sanpaku della geopolitica. The Guardian non ha usato mezzi termini, definendolo un "club pay-to-play dominato da Trump".

E la compagnia di giro? Da far tremare i polsi. Nel comitato esecutivo troviamo vecchie glorie e facce amiche: il genero Jared Kushner, l'ex premier britannico Tony Blair (sì, quello delle "armi di distruzione di massa"), il presidente della Banca Mondiale Ajay Banga e una manciata di fedelissimi. Un dream team che promette di portare la pace nel mondo con la stessa delicatezza con cui un elefante entrerebbe in una cristalleria.

Ma qui, come nel cineforum di Fantozzi, scatta il dramma. Mentre il Riccardelli-Trump decanta le magnifiche sorti e progressive della sua creatura, il resto del mondo guarda l'orologio, sperando che finisca presto per potersi vedere la partita. Le reazioni internazionali, infatti, sono un capolavoro di ipocrisia diplomatica. L'Ungheria dell'amico Orbán ha applaudito con entusiasmo, ma pesi massimi come Germania e Canada, come riporta La Fionda, nicchiano, preoccupati di minare quel giocattolo vecchio e noioso che è il diritto internazionale. Molti diplomatici, soprattutto europei, la vedono per quello che è: un rigurgito neocoloniale. A Davos, qualcuno ha persino proiettato sulla montagna la scritta "No Kings", tanto per essere chiari.

La verità è che tutti, sottovoce, nei corridoi dei palazzi che contano, lo pensano. Lo sussurrano nelle orecchie dei loro consiglieri. Lo scrivono nelle chat segrete. Ma nessuno ha il coraggio di alzarsi in piedi, con le lacrime agli occhi per la liberazione, e urlare al mondo quello che ogni persona dotata di un minimo di buonsenso ha capito dal primo giorno.

E cioè che, con tutto il rispetto per le buone intenzioni (?), per me, questo Board of Peace... è una cagata pazzesca!

Novantadue minuti di applausi, prego.


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