Cauzione o Rivoluzione? Il Carroccio riscopre il prepagato per il dissenso (e sogna piazze a numero chiuso)
Aria di tempesta, ma non quella del meteo che tanto piace ad Antonio Tajani in collegamento da Palermo. No, qui si parla del ciclone “Sicurezza for Dummies” che sta per abbattersi su Palazzo Chigi. Giovedì alle 17, mentre il resto del Paese cercherà di capire come arrivare a fine mese, andrà in scena l'ennesimo Consiglio dei Ministri-spettacolo, un blockbuster governativo con un titolo che è già tutto un programma: "Chi rompe, paga. E chi non rompe, paga uguale, per sicurezza".
Il pressing è di quelli che ti tolgono il fiato, un’azione da terzino con la bava alla bocca firmata, ça va sans dire, Lega. Freschi reduci da un weekend di guerriglia urbana a Torino, che ha fatto più comodo al Viminale che a un produttore di lacrimogeni, i prodi lumbard hanno tirato fuori dal cilindro la proposta che farà tremare i polsi a chiunque possieda meno di un attico vista Colosseo: la cauzione per manifestare. Avete capito bene. Vuoi scendere in piazza a dire che forse, ma proprio forse, non sei d'accordo con la qualunque? Prego, lasci una caparra. Come al videonoleggio.
L'idea, sussurrata con la consueta sobrietà dal Capitano Salvini e dal suo fido scudiero Molteni, è di una semplicità disarmante: prima di srotolare lo striscione, gli organizzatori dovranno versare un obolo, una sorta di fideiussione. Se tutto fila liscio, pacche sulle spalle e arrivederci. Se vola una bottiglia, zac, lo Stato incassa e i danni li pagano quelli che hanno osato chiedere il permesso di dissentire. "Chi promuove paga i danni", tuona il sottosegretario leghista, dimenticando forse che il diritto di manifestare, fino a prova contraria, non è un'esclusiva per i soci del Billionaire.
Una nota del Carroccio, diffusa con la velocità di un tweet compulsivo, recita: "Per la Lega è fondamentale un pacchetto sicurezza che garantisca i cittadini perbene e le forze dell'ordine. Tra le misure necessarie, c'è anche quella ‘chi sbaglia paga’". E per non farsi mancare un tocco di amarcord, rievocano pure una loro manifestazione del 1999 a Roma per cui, a loro dire, dovettero pagare. Un precedente che suona più come una minaccia che come un aneddoto.
La logica è quella del "non possono essere tollerati altri casi Torino". Peccato che, come fa notare la Cgil con un moto di buonsenso che in questi lidi suona quasi rivoluzionario, la proposta è "assolutamente impropria e incostituzionale". "Che si fa? A chi non ha le possibilità economiche si toglie il diritto di manifestare?", domanda la segretaria confederale Lara Ghiglione. Domanda retorica, si spera.
Ma il "pacchetto sicurezza", che la premier Meloni vorrebbe far digerire anche all'opposizione con un appello all'unità nazionale da libro Cuore, è un menù degustazione da far invidia a un ristorante sudamericano. Oltre alla "tassa sul dissenso", sul tavolo del Cdm arriveranno un decreto legge e un disegno di legge farciti di ogni ben di dio securitario. Si parla di uno "scudo penale" per le forze dell'ordine, una sorta di clausola "ho sempre ragione io" che eviterebbe l'iscrizione automatica nel registro degli indagati in caso di legittima difesa. E poi, il pezzo forte, il "fermo preventivo" di 12 ore (con Salvini che sogna di estenderlo a 48) per chi è solo "sospettato" di essere pericoloso. Una misura che, come riporta Il Fatto Quotidiano, fa venire i brividi persino al Quirinale per i palesi dubbi di costituzionalità.
Mentre la Meloni riunisce i suoi per serrare le fila, all'interno della stessa maggioranza si sentono scricchiolii. Forza Italia, per bocca di Gasparri e con il portavoce Nevi che la definisce "di difficile attuazione", frena sulla cauzione leghista, facendo notare un dettaglio non da poco: "oggettivamente non è quasi mai" che i violenti coincidano con gli organizzatori. Un'ovvietà che, a quanto pare, andava specificata.
Così, mentre si discute di come monetizzare un diritto costituzionale, il vero spettacolo è il cortocircuito di una destra che, dopo aver passato anni a riempirsi la bocca di "libertà", ora la mette in saldo. Anzi, la noleggia. Con cauzione, ovviamente. Giovedì vedremo se il diritto di manifestare diventerà ufficialmente un lusso per pochi o se, per una volta, il buonsenso riuscirà a non farsi fermare preventivamente.
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