Nordio unchained: il guardasigilli suona il blues del "sistema para-mafioso" e le toghe cercano l'esorcista
Nordio unchained: il guardasigilli suona il blues del "sistema para-mafioso" e le toghe cercano l'esorcista
Mentre il Referendum sulla separazione delle carriere incombe come la cometa dei dinosauri, il Ministro Carlo Nordio decide di usare il lanciafiamme sul CSM. E l'ANM? Risponde col codice penale in mano. Benvenuti al Royal Rumble della Giustizia.
C’è qualcosa di perversamente affascinante in Carlo Nordio. Sembra un lord inglese finito per sbaglio in una rissa da bar a Tor Bella Monaca, ma quando apre bocca non chiede il tè: lancia granate. Siamo onesti, la noia istituzionale ci stava uccidendo, ma per fortuna il nostro Guardasigilli ha deciso di rispolverare i suoi "Greatest Hits" in vista del Referendum sulla separazione delle carriere.
La bomba è sganciata, e il fungo atomico si vede fin dalle finestre del Quirinale. Come riportano le agenzie – e come ha battuto l’Ansa con quel brivido tipico delle dichiarazioni di guerra – il Ministro ha rispolverato la definizione che fa venire l'orticaria alle toghe più dell'assoluzione di un colletto bianco: il funzionamento delle correnti all'interno del Csm sarebbe, citiamo testualmente, un "sistema para-mafioso".
Bum.
Non è un lapsus, non è il vino buono dei Castelli. È strategia. Rileggendo i resoconti delle audizioni parlamentari e le recenti interviste riprese da Repubblica e Corriere, Nordio non sta improvvisando. Sta preparando il terreno. Il ragionamento del Ministro è semplice, quasi brutale: se il sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura costringe i giudici a baciare l'anello dei capicorrente per fare carriera – il famoso "metodo Palamara" che aleggia come uno spettro shakespeariano – allora quel sistema ha dinamiche che ricordano, mutatis mutandis, quelle della criminalità organizzata.
Apriti cielo. Anzi, apriti Palazzaccio.
La reazione dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) non si è fatta attendere ed è arrivata con la grazia di un avviso di garanzia a colazione. Le toghe, come si legge nelle note di fuoco diramate dai vertici sindacali (e puntualmente rilanciate da Il Fatto Quotidiano, che in queste ore sembra aver dichiarato lo stato di emergenza democratico), parlano di "delegittimazione inaccettabile" e di "attacco al cuore dell'autonomia". Per i magistrati, paragonare l'organo di autogoverno a una cosca non è solo un’iperbole di cattivo gusto: è la prova che il Governo vuole la testa dei giudici servita su un piatto d'argento al banchetto del Referendum.
Perché è qui che si gioca la partita, signori. Non fatevi ingannare dalla retorica forense. Come sottolineano i retroscena politici di Dagospia sempre attento a cogliere l'odore del sangue – questa escalation verbale serve a polarizzare. Nordio sa che per vincere il Referendum sulla separazione delle carriere (PM da una parte, Giudici dall'altra, e mai più caffè insieme alle macchinette) deve convincere l'elettore medio che la Magistratura non è un tempio di vestali, ma un centro di potere da riformare con le tenaglie.
È uno scontro tra titani, o forse tra dinosauri, che farebbe impallidire una faida rap della West Coast. Da una parte c'è il Ministro garantista che cita Churchill e sogna una giustizia liberale (ma con toni da Sopranos); dall'altra c'è la corporazione più potente d'Italia che si sente assediata e grida al golpe ogni volta che qualcuno propone di toccare l'assetto costituzionale.
In mezzo? In mezzo ci siamo noi, poveri cittadini, che aspettiamo una sentenza civile da dieci anni e assistiamo a questo teatro dell'assurdo. Se Nordio ha ragione sul "sistema para-mafioso", abbiamo un problema gigantesco. Se ha torto e sta solo facendo propaganda sulla pelle delle istituzioni, ne abbiamo uno ancora più grande.
Intanto, preparate i popcorn. La campagna referendaria è appena iniziata, e se queste sono le premesse, voleranno non stracci, ma codici rilegati in pelle umana.