Il Pistolero, il Pizzo e la Retromarcia del Capitano: C’era una volta il West (a Rogoredo)
Se credevate che Training Day fosse solo un film con Denzel Washington che fa il cattivo maestro, non siete mai stati al boschetto di Rogoredo. Qui, tra le siringhe e la disperazione formato metropoli, è andata in scena una sceneggiatura che nemmeno Quentin Tarantino sotto acido avrebbe osato scrivere. E come in ogni noir che si rispetti, c’è il morto, c’è la pistola fumante (o forse finta, chi lo sa) e c’è il coro greco dei testimoni che canta una canzone stonatissima per le orecchie del Viminale.
Partiamo dai fatti, quelli nudi e crudi che persino Sky TG24 e Fanpage hanno dovuto sputare fuori come un boccone amaro. C’è un corpo a terra, quello di Abderrahim Mansouri, detto "Zack", 28 anni, bucato in testa da un proiettile di ordinanza. A premere il grilletto è l’assistente capo Carmelo Cinturrino. Fin qui, la solita tragica cronaca di una "colluttazione finita male", direbbero i verbali in burocratese. Ma aspettate, perché qui la trama si infittisce più della nebbia in Val Padana.
Secondo quanto riportano le gole profonde del boschetto e come rilanciato con dovizia di particolari da Il Fatto Quotidiano e RTL 102.5 il nostro "sceriffo" non si limitava a far rispettare la legge. Pare che avesse un tariffario, una sorta di subscription premium per i pusher: 200 euro e cinque grammi di "bianca" al giorno. Sì, avete letto bene. Non è la trama di The Shield, è la periferia di Milano. I testimoni, amici della vittima, giurano che Zack si fosse stancato di pagare questo "pizzo" in divisa e avesse detto basta. E quando dici basta al boss del livello sbagliato, finisce che ti ritrovi con una pistola giocattolo piantata di fianco al cadavere per giustificare la legittima difesa. Una pistola che, sussurrano le indagini citate da La Ragione, potrebbe essere arrivata sul set del delitto con un comodo servizio di delivery, portata in uno zainetto da un collega premuroso partito dal commissariato.
Ma il vero capolavoro, la ciliegina su questa torta avvelenata, è la performance del nostro Matteo nazionale. Ah, il Capitano! Sempre pronto a twittare più veloce della luce, si era lanciato a pesce in difesa dell'agente, gridando allo scandalo per quell'indagine "eccessiva" per omicidio volontario. "Sto sempre con le forze dell'ordine!", tuonava, mentre la macchina della propaganda scaldava i motori per santificare il poliziotto eroe.
Poi, però, succede l'imponderabile. Escono le intercettazioni, escono le storie di mazzette e cocaina, esce fuori che forse, ma forse, non era proprio Dirty Harry che ripuliva le strade, ma qualcosa di molto più simile a un gangster con il distintivo. E cosa fa Matteo? Fa quello che gli riesce meglio dopo i selfie con la nutella: la Grande Retromarcia.
Come riportato da Virgilio Notizie e analizzato con ghigno beffardo dalla stampa non allineata, il leader della Lega ha ingranato la "R" con una fluidità che farebbe invidia a un pilota di Formula 1. Improvvisamente, la difesa a spada tratta è diventata un timido "non entro nel merito", un balbettio imbarazzato di chi si accorge di aver puntato tutto sul cavallo che non solo è zoppo, ma è pure dopato. "Ora non sta più con il poliziotto", si mormora nei corridoi, mentre i social media manager cancellano post con la velocità di un pusher che vede arrivare la volante (quella vera).
È la parabola perfetta dell'Italia odierna: un mix tra Gomorra e Paperissima. Da una parte c'è la tragedia di un ragazzo ammazzato e l'orrore di chi dovrebbe proteggerci e invece, forse, ci taglieggia. Dall'altra c'è la politica dei like, che cavalca l'onda dell'indignazione salvo poi schiantarsi sugli scogli della realtà.
Mentre la Procura indaga su altri quattro agenti per favoreggiamento (perché la squadra è importante, no?), noi restiamo qui a guardare questo spettacolo grottesco. Rogoredo non è mai stata così vicina a Hollywood, e Matteo, per una volta, ha perso l'occasione di stare zitto prima di parlare. Ma d'altronde, la coerenza è un piatto che va servito freddo, e lui preferisce la pizza calda.