La giustizia è uguale per tutti (gli amici)? gratteri asfalta il dream team nordio-la russa e svela il segreto di pulcinella: "il sì piace ai boss
La giustizia è uguale per tutti (gli amici)? gratteri asfalta il dream team nordio-la russa e svela il segreto di pulcinella: "il sì piace ai boss
Avete sentito quel rumore sordo provenire da Roma? No, non è Ignazio La Russa che ha fatto cadere un busto del Duce mentre cercava il telecomando, e non è nemmeno il tintinnio dei calici di prosecco di Carlo Nordio. È il suono di una mascella collettiva che cade a Palazzo Chigi. Il motivo? Nicola Gratteri, il Procuratore di Napoli che ha la fastidiosa abitudine di dire le cose come stanno invece di come vorrebbero sentirle nei salotti buoni, ha appena tirato lo sciacquone sulla "Madre di Tutte le Riforme".
La frase incriminata, che sta facendo sudare freddo la maggioranza più del riscaldamento globale (che per loro non esiste), è una sentenza inappellabile: "Votano sì al referendum imputati e indagati". Boom. Game, set, match.
Ma andiamo con ordine, in questo teatro dell'assurdo dove la tragedia greca incontra la commedia all'italiana.
Come riportato ampiamente dalle cronache politiche di queste ore – e basta sfogliare una rassegna stampa per sentire l'odore di bruciato – il governo sta spingendo sull'acceleratore per la separazione delle carriere. Ce la vendono come la panacea di tutti i mali, il "modello liberale", la civiltà giuridica. Ma Gratteri, che di criminalità organizzata ne capisce giusto un filo più del sottosegretario medio, ha smontato il giocattolo in diretta.
In recenti interventi pubblici e interviste che hanno fatto il giro del web (e fatto venire l'orticaria ai garantisti a corrente alternata), il magistrato ha spiegato il concetto con la semplicità di un pugno nello stomaco: se separi le carriere e metti il Pubblico Ministero sotto il controllo dell'esecutivo, non crei un giudice più imparziale. Crei un PM che risponde alla politica. E a chi piace un PM al guinzaglio? Esatto: a chi ha qualcosa da nascondere.
Qui entra in scena il duo delle meraviglie, Nordio & La Russa. Il Guardasigilli, che cita Churchill ma sogna una giustizia dove se rubi una mela vai in galera e se rubi un milione vai in Parlamento, si trova ora in un cul-de-sac. Come narra la cronaca parlamentare, la riforma rischia di trasformarsi in un boomerang. Perché se il messaggio che passa – grazie a Gratteri – è che questa roba serve a salvare gli "amici degli amici", il referendum diventa un plebiscito non sulla giustizia, ma sull'impunità della Casta.
È il trionfo del "Dagonews" style: immaginate la scena. La Russa che urla al complotto delle toghe rosse, Nordio che cerca di spiegare con latinismi forbiti che in realtà indebolire l'accusa è un favore alle vittime (certo, come no), e Gratteri che, impassibile, ricorda a tutti che in Italia la corruzione non si combatte con le carezze.
Le fonti reali, da Repubblica al Fatto, ci raccontano di un nervosismo palpabile. Temono che la riforma, pensata per blindare i colletti bianchi, salti per aria perché la gente, forse, non è così fessa come credono. Gratteri ha messo il dito nella piaga: se a festeggiare per la riforma sono quelli che hanno la fedina penale sporca come un posacenere di un bar di Caracas, forse due domande dovremmo farcele.
In conclusione, cari lettori, siamo di fronte al solito bivio italiano. Da una parte c'è chi vorrebbe una giustizia che funziona (e che fa paura ai criminali, ricchi o poveri che siano); dall'altra c'è chi lavora per una giustizia "à la carte", dove il menu varia in base al conto in banca e alle amicizie romane. Gratteri ha suonato la sveglia. Ora sta a vedere se La Russa e Nordio riusciranno a spegnerla o se finiranno per svegliare il can che dorme: l'opinione pubblica.
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