Ascolta l'ultima puntata del podcast

Lo Scudo Penale: L'ultima geniale fregatura per sbirri che sognano di essere Robocop

perchè lo scudo penale per gli agenti sarebbe una garanzia in meno per loro

Lo Scudo Penale: L'ultima geniale fregatura per sbirri che sognano di essere Robocop (e finiranno come Fantozzi)

Tenetevi forte, perché la politica italiana ha partorito l’ennesima idea che suona come una scorreggia in un ascensore affollato: lo scudo penale per le forze dell'ordine. Un nome che evoca immagini di legionari romani, di eroi che si immolano per la patria. Peccato che, a guardar bene, assomigli più a un bidone della spazzatura usato come elmo in una rissa tra ubriachi. E la cosa più esilarante, signori miei, è che questa presunta "tutela" è in realtà la più grande garanzia in meno che si potesse pensare proprio per loro, gli agenti in divisa.

Un capolavoro di autogol, una mossa talmente geniale che al confronto il Trota che prende la laurea in Albania sembra un premio Nobel.

La narrazione che ci viene propinata dai sacerdoti del law & order, quelli con il manganello facile e la sintassi precaria, è semplice: i nostri poveri agenti, eroi incompresi, verrebbero iscritti "automaticamente" nel registro degli indagati per un nonnulla, un "atto dovuto" che li "mortifica" e li equipara a dei volgari delinquenti. Lo ha spiegato con la consueta prosa da brividi il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, parlando di una proposta di Fratelli d'Italia per evitare che chi "ha agito correttamente" debba assumere la veste di indagato. In pratica, se un poliziotto spara, non si dovrebbe nemmeno indagare per vedere se ha fatto bene. Fiducia cieca, come quella che si dà al pusher di quartiere.

L'idea, che ogni tanto fa capolino come un herpes labiale, è stata recentemente rispolverata dopo qualche tafferuglio a Torino, con la Lega in prima linea a spingere per questa sorta di "licenza di menare". E non è la prima volta: già un ddl di Fratelli d'Italia, a firma del senatore Ancorotti, aveva provato a introdurre un filtro del ministro per poter processare un agente. Una proposta talmente brillante che è stata ritirata in fretta e furia, definendola "un'iniziativa personale", la classica scusa di chi viene beccato con le mani nella marmellata.

Ma veniamo al sodo, al cuore pulsante di questa truffa intellettuale. Perché questo scudo sarebbe una fregatura colossale proprio per l'agente? Semplice, e fa quasi tenerezza doverlo spiegare. Come osserva da tempo chiunque abbia una conoscenza basilare del diritto, a partire dall'avvocato Fabio Anselmo, legale delle famiglie di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, l'iscrizione nel registro degli indagati non è una condanna, ma una garanzia fondamentale per l'indagato stesso. È l'atto che ti permette di nominare un avvocato, di avere un difensore che partecipi agli atti irripetibili, come un'autopsia.

Immaginate la scena: l'agente Tizio, durante una manifestazione concitata, si trova in una situazione ambigua e parte un colpo. Senza iscrizione nel registro degli indagati, il PM potrebbe svolgere le sue indagini in solitaria per giorni, magari sequestrando video, ascoltando testimoni, facendo perizie balistiche, il tutto senza che Tizio e il suo avvocato possano dire "A". Quando finalmente il quadro accusatorio fosse bello solido, Tizio verrebbe chiamato in causa, trovandosi già con l'acqua alla gola e con prove raccolte senza alcun contraddittorio. Un trattamento che non si riserva neanche al peggiore dei mafiosi. Lo scudo, quindi, non farebbe altro che togliere a un poliziotto i diritti che ha qualsiasi altro cittadino. Geniale, no?

Persino alcuni sindacati di polizia, come il Coisp, si sono affrettati a precisare che il termine "scudo penale" è "improprio e fuorviante", sostenendo di non volere privilegi ma solo un "vaglio più attento" per evitare l'iscrizione automatica. Anche l'Associazione Nazionale Funzionari di Polizia ha messo le mani avanti: "Non siamo al di sopra della legge, siamo sottoposti alla legge". È il solito balletto all'italiana: si lancia il sasso e poi si nasconde la mano, parlando di "tutele" e non di "immunità". Peccato che la sostanza non cambi.

La verità è che questa proposta non serve a tutelare le forze dell'ordine, ma a mandare un messaggio politico devastante: esiste una categoria di cittadini che, per definizione, agisce sempre e comunque nel giusto. Un'idea che fa a cazzotti con i principi di uno Stato di diritto, come hanno sottolineato le Camere Penali, preoccupate da norme che creano privilegi inaccettabili. Un principio che, se fosse stato in vigore in passato, avrebbe reso impossibile persino arrivare a una verità processuale per i fatti della scuola Diaz al G8 di Genova, dove le violenze furono così evidenti da portare a condanne pesantissime.

Invece di fornire agli agenti protocolli chiari, bodycam obbligatorie per tutelare loro e i cittadini, e una formazione adeguata a gestire la tensione, si preferisce la scorciatoia populista dello scudo. Un'arma spuntata che, alla prima occasione, si ritorcerà contro chi la impugna, lasciandolo solo, senza difese e in balia di un sistema che gli aveva promesso l'onnipotenza e invece gli ha tolto pure le garanzie fondamentali. Un po' come promettere a un impiegato la poltrona del megadirettore galattico e poi fargli trovare il cartellino da timbrare anche per andare in bagno. Poveri noi. E poveri loro.

Ascolta il nostro podcast di approfondimento clicca qui

© 2025 Assistente Malpagato