Sanremo, i "riparatori" di pucci e la seconda carica dello stato
Siamo onesti: pensavamo di averle viste tutte. Pensavamo che il picco della schizofrenia nazional-popolare fosse stato raggiunto con il ballo del qua qua di John Travolta o con i calci ai fiori di Blanco. E invece no. Il 2026 ci regala una perla che va dritta negli annali della Repubblica (o della Commedia dell'Arte, fate voi).
Ignazio La Russa, Presidente del Senato e – a quanto pare – Shadow Casting Director del Festival di Sanremo, ha deciso di scendere in campo. Non per una crisi di governo, non per una legge di bilancio, ma per Andrea Pucci.
Sì, avete letto bene.
La notizia, battuta da tutte le agenzie (da Adnkronos a Fanpage il 23 febbraio), è questa: Pucci doveva andare a Sanremo invitato da Carlo Conti. Pucci ha detto "no grazie" perché, stando alla narrazione, i "cattivoni della sinistra" lo hanno riempito di insulti e minacce sui social. E qui entra in scena Lui, Ignazio "Cuore Nerazzurro" La Russa. In un video social che ha la gravitas di una dichiarazione di guerra e la scenografia di un reel di un boomer, la Seconda Carica dello Stato ha tuonato: "Conti garantisca una presenza riparatoria di Pucci".
Ora, fermi tutti.
Il termine tecnico usato è "presenza riparatoria". Ma siccome viviamo in un Paese meraviglioso dove la semantica è un'opinione, l'internet (e il nostro subconscio collettivo) ha già trasformato tutto questo nell'appello per i "Riparatori di Pucci".
Chi sono i Riparatori di Pucci? Una squadra di idraulici acrobatici che scendono dal soffitto dell'Ariston per aggiustare le battute che non fanno ridere? Un team di carrozzieri pronti a stuccare l'orgoglio ferito del comico milanese? O forse è una nuova start-up di handyman che La Russa vuole lanciare durante la pubblicità tra un monologo di Fiorello e l'esibizione dei Ricchi e Poveri?
"Siamo alla frutta", dite voi. Magari. Se fossimo alla frutta saremmo già al dessert. Qui siamo all'amaro scaduto servito in un bicchiere sbeccato.
Analizziamo i fatti con la freddezza di Dagospia e la rabbia del Fatto. Carlo Conti, nella sua conferenza stampa (fonte Dire), ha cercato di fare il pompiere: "Pucci è stato invitato liberamente, ha rinunciato lui". Ma a Ignazio non basta. Lui vuole la riparazione. Vuole il risarcimento morale. Sembra quasi che stia parlando dei danni di guerra, e invece stiamo parlando di uno sketch comico saltato.
La Russa dice: "Ci sono tanti modi per ripagare dell'ingiusta sofferenza... sta al conduttore trovarne uno". Immaginatevi Carlo Conti, con quel suo abbronzatura eternamente perfetta, che suda freddo mentre cerca di capire come inserire una "presenza riparatoria" in scaletta. Cosa farà? Proietterà un ologramma di Pucci alto dieci metri che recita il monologo sulle donne che fanno shopping? Farà entrare un cartonato a grandezza naturale portato in trionfo dai corazzieri?
È affascinante come la politica italiana abbia smesso di occuparsi di infrastrutture per dedicarsi alla manutenzione straordinaria dei comici di area. Se un comico rinuncia perché la gente su Twitter è cattiva (benvenuti nel 2026, succede a tutti, chiedete a chiunque abbia mai espresso un'opinione online), interviene il Senato.
Se siamo arrivati al punto in cui le istituzioni chiedono "atti riparatori" per lo showbusiness, allora forse l'appello sui "Riparatori" non era un errore, ma una profezia. Abbiamo bisogno di riparatori, sì. Ma per riparare il senso della misura che, da qualche parte tra Roma e Sanremo, si è rotto definitivamente.
Nel frattempo, restiamo in attesa. Se stasera vedrete scendere dalla scalinata dell'Ariston una squadra di tizi in tuta blu con la scritta "Pucci Repair Service" inviati direttamente da Palazzo Madama, saprete che non è satira. È l'Italia. E sì, siamo decisamente alla frutta. Anzi, al nocciolo.
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