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Santanchè, l’highlander del turismo e il garantismo "à la carte"

Governo, nuova grana Santanchè: Pd-M5S-Avs chiedono dimissioni ma Fratelli d'Italia resta garantista

Santanchè, l’highlander del turismo e il garantismo "à la carte": Giorgia abbozza, ma quanto dura la pazienza della Ducetta?

Benvenuti, signore e signori, all'ennesima puntata della soap opera più longeva della Repubblica Italiana: “Daniela contro tutti”. O forse dovremmo chiamarla “Open to Meraviglia (Giudiziaria)”. Se pensavate che la Venere del Botticelli in minigonna fosse l'unica cosa imbarazzante uscita dal Ministero del Turismo, vi sbagliavate di grosso. Qui la vera influencer è la Procura.

Siamo alle solite, o come direbbero quelli bravi, al déjà-vu giudiziario. La notizia rimbalza come una pallina da ping-pong impazzita tra le agenzie stampa e i corridoi di Palazzo Chigi: nuova grana per la Santanchè. E quando diciamo "grana", non intendiamo il formaggio da grattugiare sui paccheri, ma quella roba appiccicosa che fa imbestialire le opposizioni.

Come riportato con dovizia di particolari dalle cronache giudiziarie di testate come La Repubblica e il Corriere della Sera nelle ultime ore, il cerchio si stringe. Le accuse? Sempre quelle, che ruotano attorno alla galassia Visibilia e alla gestione dei fondi Covid, tra cassa integrazione "creativa" e bilanci che sembravano scritti da un poeta futurista più che da un commercialista. Ma la novità è il pressing politico: Pd, M5S e Avs sono tornati alla carica chiedendo le dimissioni immediate.

Elly Schlein, Giuseppe Conte e la coppia Fratoianni-Bonelli sembrano un coro gospel stonato che ripete lo stesso ritornello: "Dimissioni, dimissioni!". E hanno ragione? Beh, se leggiamo le carte citate dal Fatto Quotidiano, la situazione della "Pitonessa" (soprannome che lei adora, noi un po' meno) non è proprio rose e fiori. Si parla di truffa aggravata ai danni dello Stato. In un Paese normale, un Ministro accusato di aver giocato all'allegro chirurgo con i soldi dell'INPS avrebbe già fatto gli scatoloni. Ma siamo in Italia, baby.

E qui scatta il capolavoro politico: il Fratelli d'Italia Style. Il partito di Giorgia Meloni ha eretto un muro di gomma che farebbe invidia alla difesa dell'Inter del Triplete. La linea ufficiale? "Garantismo". Ah, il garantismo! Quella parola magica che la destra italiana rispolvera solo quando toccano i loro. Come ha ben sottolineato Il Foglio in una recente analisi, il partito della Premier resta immobile: "Si aspetta il rinvio a giudizio", "Si aspetta il processo", "Si aspetta la Cassazione", "Si aspetta il giudizio divino".

È affascinante, quasi commovente, vedere i fedelissimi di Giorgia trasformarsi in paladini della presunzione d'innocenza, gli stessi che, come ci ricorda la memoria storica (e gli archivi di Dagospia), urlavano "Onestà!" e chiedevano le teste degli avversari per un avviso di garanzia spedito per errore. Tommaso Foti e Giovanni Donzelli fanno quadrato attorno a Daniela come se fosse l'ultimo fortino nel deserto dei Tartari.

Ma la domanda da un milione di dollari (o di euro non versati all'INPS) è: cosa pensa davvero Giorgia Meloni? Secondo i retroscena più succosi – quelli sussurrati tra un caffè e una sigaretta nei pressi di Montecitorio e riportati da La Stampa  la Premier è furiosa. Non tanto per la questione morale (figuriamoci), ma per l'imbarazzo. Avere una ministra zavorrata dalle inchieste mentre cerchi di fare la statista internazionale a Bruxelles è come andare al Gran Ballo delle Debuttanti con una macchia di sugo sulla camicia.

Eppure, Daniela resta lì. Immobile. Statuaria. Con quella nonchalance di chi si sente intoccabile. Perché la Santanchè non è solo un ministro, è un simbolo: il simbolo che in Italia, se hai la faccia tosta giusta e gli amici giusti, puoi sopravvivere a tutto. Anche a te stessa.

Le opposizioni abbaiano, la magistratura indaga, i giornali scrivono. E Daniela? Probabilmente sta prenotando il prossimo tavolo al Twiga, open to meraviglia, ma closed to dimissioni.


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