Tagli, ritocchi e scudi spaziali: il decreto sicurezza è la solita commedia all'italiana (ma non fa ridere)
Dopo 20 giorni di stop, il governo partorisce il testo definitivo. Tra "annotazioni preliminari" che sanno di supercazzola e fondi tagliati alle ferrovie, ecco perché Giorgia & Co. dovrebbero nascondersi (magari in un bunker, visto che va di moda).
25 Febbraio 2026 Habemus Papam? No, Habemus Decretum. Dopo venti giorni di passione, che manco la Quaresima, il Decreto Sicurezza ha finalmente ottenuto il bollino della Ragioneria e la firma del Colle. Era bloccato dal 5 febbraio, parcheggiato nel limbo delle "intese tecniche", che nel gergo della politica romana significa: "Abbiamo scritto una porcata e non sappiamo come farla passare senza che il Quirinale ci prenda a sberle".
Alla fine, la fumata bianca è arrivata oggi, ma se guardate bene, è grigio smog. Perché quello che ci viene venduto come l'armatura di Iron Man per le nostre Forze dell'Ordine è, a ben vedere, un colabrodo di "tagli e ritocchi" che farebbe impallidire un chirurgo plastico di seconda mano.
Lo "Scudo" che diventa un Post-it
Partiamo dalla ciccia, ovvero quella che i giornali chiamano pomposamente "norma scudo". L'idea originale del trio delle meraviglie Nordio-Piantedosi-Crosetto era semplice: se un agente spara o commette un reato in servizio, non indaghiamolo subito, povera stella, sennò si stressa. Mattarella, che la Costituzione la legge ancora prima di colazione, ha fatto notare che forse, forse, la legge è uguale per tutti. Il risultato? Il compromesso all'italiana: l'"annotazione preliminare". Non ridete, c'è scritto davvero. Secondo il testo definitivo sbloccato oggi, se un PM indaga su un reato commesso "in presenza di una causa di giustificazione" (leggi: legittima difesa o uso legittimo delle armi), non ti iscrive subito nel registro degli indagati. No, ti mette in "annotazione". È il purgatorio burocratico. Una sorta di limbo giuridico che può durare fino a 150 giorni. In pratica, per cinque mesi sei un indagato di Schrödinger: sei indagato e non lo sei contemporaneamente. Una supercazzola giuridica che serve solo a dare un contentino ai sindacati di polizia e a permettere al Viceministro Sisto di andare in tv a dire che "abbiamo tutelato i nostri ragazzi".
Sicurezza a saldo (fino a esaurimento scorte)
Ma la vera vergogna, quella per cui il Governo dovrebbe fare un mea culpa in ginocchio sui ceci, sta nei soldi. Perché è facile fare i Masaniello con il culo degli altri (e con i codici penali), ma quando si tratta di aprire il portafoglio, la destra sociale diventa improvvisamente braccino corto. Mentre Giorgia Meloni ci riempie i feed di Instagram con video emozionali in cui promette "tolleranza zero", il testo bollinato oggi ci svela la truffa: saltano i 50 milioni di euro previsti per il fondo contro gli illeciti sulla rete ferroviaria. Avete letto bene. Tagliati. Kaputt. E i fondi per la sicurezza urbana? Ridotti a 48 milioni per il 2026.
Quindi, ricapitolando: il governo vara un decreto per la "Sicurezza" (scritto maiuscolo, mi raccomando), ma toglie i soldi per controllare le stazioni e le città. È come comprare una Ferrari e poi non avere i soldi per la benzina, finendo a spingerla in tangenziale. Ma ehi, l'importante è che ora abbiamo il reato di "rivolta passiva" e il carcere per le donne incinte (grazie al DDL 1660 dell'anno scorso, non dimentichiamolo), così siamo tutti più sicuri. Sicuri che ci stanno prendendo in giro.
Fazzolari, Putin e la fiera del cringe
E per non farci mancare nulla nel circo mediatico, mentre il decreto arrancava tra i corridoi del MEF, ci ha pensato Giovanbattista Fazzolari a tenere alto il morale (e la tensione internazionale). Il sottosegretario con la passione per il poligono ha deciso di commentare il referendum sulla separazione delle carriere con una battuta che nemmeno al Bagaglino nel 1994: "In Russia non c'è la separazione delle carriere, quindi Putin voterebbe No".
Genio. Un gigante del pensiero geopolitico. La Schlein, che ogni tanto si sveglia dal torpore, ha risposto piccata che "Mattarella è inascoltato" sui toni bassi. Ma la verità è che Fazzolari è lo specchio di questo esecutivo: un mix letale di arroganza da bar e incompetenza istituzionale, capace di scatenare un incidente diplomatico per fare una battuta su un referendum costituzionale.
Conclusione: La Grande Bellezza (del Nulla)
Cosa cambia, dunque, da oggi? Cambia che avremo agenti "annotati" invece che indagati (semantica al potere), meno soldi per controllare chi vi ruba il portafoglio in stazione, e un governo che festeggia l'approvazione di un testo svuotato come se fosse la vittoria di Austerlitz.
Il "Decreto Sicurezza" sbloccato dopo 20 giorni è la metafora perfetta del 2026 italiano: tanta burocrazia, pochi soldi, e una spruzzata di autoritarismo light per coprire il fatto che la cassa è vuota. Se questa è la sicurezza, ridateci l'insicurezza: almeno era gratis.