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Trump sotto shock: la corte suprema gli flippa il tavolo

Usa, Corte Suprema boccia i dazi di Trump. Il presidente:

Trump sotto shock: la corte suprema gli flippa il tavolo

Fermi tutti, spegnete Fox News e posate i cheeseburger. È successo l'impensabile. La Corte Suprema degli Stati Uniti, quel tempio di toghe nere che Donald Trump pensava di aver arredato a sua immagine e somiglianza come una Trump Tower qualsiasi, gli ha appena servito un piatto freddissimo. E non è il gazpacho.

Venerdì 20 febbraio 2026, data da segnare sul calendario maya dei sovranisti: i giudici hanno preso i famigerati dazi "reciproci" del Tycoon quelli che dovevano salvare l'America e far pagare il conto a chiunque, dai cinesi ai marziani e li hanno cestinati con la stessa nonchalance con cui Melania scarta un regalo di Natale preso al discount. Sei voti contro tre. Una mazzata.

La scena madre, degna di una sceneggiatura scartata da House of Cards perché "troppo inverosimile", si è consumata mentre il Donaldone nazionale stava facendo colazione con i governatori alla Casa Bianca. Immaginate la scena: tra un sorso di caffè e un elogio a se stesso, arriva un assistente trafelato con un pizzino. Non è un messaggio d'amore di Putin. È la sentenza. Trump legge, sbianca (per quanto possibile sotto l'arancione cantiere) e sbotta: "È una vergogna!".

Lo riportano tutti, dalla CNN ai muri dei bagni del Campidoglio, ma la vera chicca è la reazione immediata. Come un giocatore di poker beccato con l'asso nella manica che cade a terra, il Presidente non si è perso d'animo. Ha guardato i governatori, probabilmente pietrificati davanti alle loro uova strapazzate, e ha tuonato: "Ho un piano di riserva".

Ah, il famoso "Piano B". Che nel linguaggio trumpiano potrebbe significare qualsiasi cosa: dall'invadere la Groenlandia per farci un parcheggio, al dichiarare che i dazi non erano tasse ma "contributi volontari di solidarietà patriottica".

Ma andiamo ai dettagli succosi, quelli che fanno godere i giuristi e annoiare i tiktokers. La Corte, guidata da quel John Roberts che ormai per i MAGA è più comunista di Lenin, ha stabilito che l'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA)  la legge del 1977 che Trump usava come un passepartout per fare un po' quello che gli pareva non autorizza il Presidente a imporre dazi come se fosse un imperatore romano in giornata no. "Il Congresso ha il potere di tassare, non tu", hanno scritto in sostanza i giudici. E la cosa divertente? A votare contro Trump non sono stati solo i "liberal" (Sotomayor, Kagan, Jackson), ma anche due dei suoi pupilli: Gorsuch e Barrett. Tradimento! Et tu, Amy?

Solo i fedelissimi Alito, Thomas e Kavanaugh (quello che ama la birra, ricordate?) hanno provato a difendere il fortino, ma sono finiti in minoranza come un vegano a una sagra della porchetta. E ora? Il caos. Le borse festeggiano come se non ci fosse un domani (o forse proprio perché sperano ci sia), mentre alla Casa Bianca si cercano freneticamente le chiavi di questo misterioso "Piano di riserva". Fonti vicine allo Studio Ovale – citate da Reuters e riprese pure dai sassi dicono che l'amministrazione è pronta a invocare altre leggi, forse quelle sulla sicurezza nazionale, forse il regolamento di condominio della Trump Organization. Chi lo sa. Intanto, l'Europa tira un sospiro di sollievo che ha spettinato i capelli di Boris Johnson a Londra, e la Commissione UE fa sapere sorniona: "Noi siamo per i dazi bassi, eh". Come dire: ti è andata male, amico.

Ma non sottovalutate The Donald. Un uomo che è riuscito a vendere scarpe dorate a 400 dollari non si ferma davanti a una sentenza. Aspettiamoci fuochi d'artificio, tweet (pardon, Truth) al vetriolo e forse, chissà, un decreto per abolire la forza di gravità. Dopotutto, anche quella è una legge che lo tira verso il basso.

Stay tuned, perché se pensavate che il 2026 fosse noioso, non avete ancora visto niente.


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