La destra si butta nel fango: meloni e salvini arruolano la "famiglia del bosco" per salvare il referendum sulla giustizia. I patrioti ora tifano per chi vive senza bidet
La destra si butta nel fango: meloni e salvini arruolano la "famiglia del bosco" per salvare il referendum sulla giustizia. I patrioti ora tifano per chi vive senza bidet
Di: Il Corsaro Nero (Editorialista) Data: 7 Marzo 2026
Ci sono momenti nella storia di una nazione in cui le ideologie fanno un triplo salto carpiato, si schiantano al suolo e decidono di fingersi morte per l’imbarazzo. Quel momento è oggi, 7 marzo 2026. A due settimane dal referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati quello che dovrebbe essere il fiore all’occhiello della riforma Nordio e che invece, stando ai sondaggi di Ipsos e YouTrend, rischia di finire come una carbonara con la panna la Destra di governo ha trovato i suoi nuovi eroi.
Dimenticate D’Annunzio. Scordatevi i Marò. I nuovi martiri della libertà patriottica sono Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, meglio noti come la "Famiglia del Bosco". Sì, quelli che a Palmoli (Chieti) hanno deciso che l’elettricità è sopravvalutata, che il riscaldamento è un vizio borghese e che i figli crescono meglio se il contatto con la natura include anche l’assenza di contatti con l’acqua calda sanitaria.
La notizia fresca di giornata, battuta dall’AdnKronos e rimbalzata tra un Tg1 e un feed di TikTok, è che mamma Catherine è stata allontanata dalla casa famiglia dove era ospitata con i figli. Motivo? Atteggiamenti "ostili". Apriti cielo. Per Giorgia Meloni e Matteo Salvini, questa non è una questione di servizi sociali che cercano di capire se dei bambini stiano bene o no. No, signori. Questa è la Bastiglia 2.0.
Come riporta Il Giornale stamattina, la Premier ha tuonato: "I figli non sono proprietà dello Stato". Una frase bellissima, da stampare sulle t-shirt, peccato che venga pronunciata dallo stesso governo che vuole lo Stato pure nel vostro conto in banca per controllare se avete pagato il canone Rai. Ma la coerenza, si sa, è roba da poveri.
La strategia è geniale e disperata: usare due hippie anglo-australiani, che probabilmente pensano che la Costituzione Italiana sia una marca di tisane bio, come ariete per scardinare la magistratura. La narrazione è servita: i giudici "comunisti" di L'Aquila, quelli che hanno osato togliere la patria potestà perché dettaglio trascurabile citato da Il Post la casa cadeva a pezzi e l'igiene era un concetto astratto, sono il simbolo dell'oppressione. Votate "Sì" al referendum del 22 marzo e libereremo i bambini dai cattivi assistenti sociali!
È il cortocircuito definitivo. La Destra "Law & Order", quella che se occupi un liceo ti manda la celere, quella del "decoro urbano", ora si straccia le vesti per il diritto inalienabile di vivere nel fango. Salvini, che fino all'altro ieri voleva le ruspe per chiunque non avesse il certificato di residenza in carta bollata, ora è il paladino dell'occupazione bucolica. Se domani i centri sociali iniziassero a coltivare patate invece di fumare canne, probabilmente Fratelli d'Italia tesserebbe pure loro.
Intanto, come segnalato da Fanpage e confermato dalle dirette struggenti di Rete 4, la politica si è trasformata in un reality show. Abbiamo parlamentari che interrogano il ministro Nordio non sul collasso delle carceri, ma sul perché non si lasci che questi bambini vivano come in una puntata di Heidi diretta da Lars von Trier.
La verità, cinica quanto volete, è che alla politica dei Trevallion non frega nulla. Sono solo carne da cannone per l'algoritmo. Servono a mobilitare quella pancia del Paese che odia chiunque abbia una laurea e un timbro ufficiale. Se il referendum dovesse passare grazie ai voti di chi crede che i servizi sociali siano il braccio armato del Nuovo Ordine Mondiale, beh, sarebbe il capolavoro del populismo: usare l'anarchia per consolidare il potere.
In attesa del voto, godiamoci lo spettacolo: i sovranisti che difendono due stranieri che rifiutano la civiltà italiana, e la sinistra costretta a difendere le istituzioni e le regole. Sembra un film di Vanzina, invece è l'Italia del 2026.
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