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Sovranismo a Tassametro: Crosetto, le Basi USA e il Manuale del Bravo Portinaio

Crosetto: 'Sull'utilizzo delle basi Usa in Italia valgono i trattati'


Sovranismo a Tassametro: Crosetto, le Basi USA e il Manuale del Bravo Portinaio

C’è qualcosa di teneramente rassicurante in Guido Crosetto. Il nostro Ministro della Difesa, con quella stazza da buttafuori di una discoteca per soli VIP geopolitici, ha il dono della sintesi brutale. Quando il gioco si fa duro e gli americani iniziano a scaldare i motori dei caccia parcheggiati nel nostro giardino di casa, lui non si nasconde dietro supercazzole diplomatiche. No. Lui tira fuori il manuale delle istruzioni.

"Sull'utilizzo delle basi Usa in Italia valgono i trattati", ha tuonato il Gigante Buono (ma non troppo), come riportato dalle principali agenzie di stampa e ripreso dai quotidiani nazionali quando qualcuno osa chiedere se, per caso, abbiamo voce in capitolo sui bombardamenti che partono da Aviano o Sigonella. Una frase che ha la stessa potenza narrativa di un "ho le mani legate" detto da un illusionista che si è legato le mani da solo.

La dichiarazione, che ciclicamente ritorna come un pezzo dei Maneskin in radio, serve a spegnere le polemiche ogni volta che lo Zio Sam decide di usare la penisola come una portaerei di lusso con servizio catering incluso. Ma analizziamo la finezza semantica, degna di un’analisi su Rolling Stone. Dire "valgono i trattati" è la versione istituzionale del "l'ha detto la mamma". È l’ammissione candida che il concetto di Sovranità Nazionale quel cavallo di battaglia cavalcato da Fratelli d'Italia fino a farsi venire le piaghe da decubito elettorali è un bellissimo poster da appendere in cameretta, ma che va tolto quando arriva il padrone di casa a controllare i tubi.

La realtà, cari lettori, è quella descritta mirabilmente dalle cronache parlamentari: quando Washington chiama, Roma risponde "Presente!", o al massimo "Caffè macchiato o normale?". Come ricordava Il Fatto Quotidiano in tempi non sospetti analizzando gli accordi bilaterali (il famigerato BIA, Bilateral Infrastructure Agreement), l'Italia ha sì la "sovranità", ma gli USA hanno il comando operativo. È come avere l'intestazione della macchina, ma le chiavi le ha il tuo vicino che la usa per fare le rapine.

E qui scatta il cortocircuito Dagospia-style: vedere i sovranisti duri e puri, quelli del "non prenderemo ordini da Bruxelles", trasformarsi in zelanti notai che spulciano le clausole in piccolo dei contratti del 1954. FLASH! Ma non erano quelli che dovevano battere i pugni sul tavolo? Pare che ora il tavolo serva solo per appoggiarci i droni Reaper.

Crosetto, con onestà intellettuale (va detto), non ci vende la favola del "abbiamo deciso insieme". Ci dice: "Ragazzi, c'è un contratto". Punto. È il trionfo della burocrazia sulla politica estera. Se domani il Pentagono decidesse di lanciare un missile contro un asteroide o contro il Molise (perché non si sa mai), noi potremmo solo controllare se hanno timbrato il cartellino in uscita.

In conclusione, la prossima volta che sentite parlare di "Italia Nazione Sovrana", ricordatevi delle parole del Ministro. Siamo sovrani, certo. Ma solo negli orari in cui l'amministratore di condominio a stelle e strisce non ha bisogno del cortile per parcheggiare il carrarmato.


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