The Apprentice: Teheran Edition. Trump vuole fare il casting per il nuovo Ayatollah (e Mojtaba è già fuori)
Se pensavate che la geopolitica fosse una cosa seria, fatta di felpati incontri diplomatici e tè alla menta sorseggiati con il mignolo alzato, evidentemente vi siete persi l'ultima puntata della serie “Il Mondo Secondo Donald”, stagione 2 (o forse 3, abbiamo perso il conto). Siamo nel marzo 2026, il mondo è un posto sempre più simile a un meme di pessimo gusto e Donald Trump, fresco di rielezione e con l'ego lucidato a specchio, ha deciso che non gli basta fare il Presidente degli Stati Uniti. No. Lui ora vuole fare anche il Direttore delle Risorse Umane della Repubblica Islamica dell'Iran.
La notizia, che ha fatto saltare sulla sedia i mullah di Qom e probabilmente anche qualche stagista della CIA, è rimbalzata tra Axios e il Times of Israel con la delicatezza di un elefante in una cristalleria: Trump ha messo il veto sul nuovo possibile leader supremo.
IL "NO" AL FIGLIO DI PAPÀ La situazione è questa: Ali Khamenei, la Guida Suprema che sembrava eterna come le repliche di Friends, è uscita di scena (in circostanze che definiremo "esplosive", stando ai report sui raid USA-Israele di fine febbraio). Chi doveva prendere il suo posto? Ovviamente il figlio, Mojtaba Khamenei. Un classico passaggio di consegne in stile Succession, ma con meno elicotteri privati e più turbanti.
Ed è qui che The Donald è entrato a gamba tesa. Come riportato da un incredulo Adnkronos e confermato da fonti israeliane, Trump ha tuonato: “Inaccettabile figlio Khamenei nuovo leader. È un peso piuma. Voglio essere coinvolto nella scelta”. Avete letto bene. “Voglio essere coinvolto”. Come se si trattasse di scegliere il nuovo arredatore per la Trump Tower o il vice-assistente al turismo della Florida.
Secondo le indiscrezioni raccolte da Axios, il Presidente avrebbe liquidato Mojtaba come un "lightweight", un dilettante allo sbaraglio. “Stanno perdendo tempo”, avrebbe detto al telefono, probabilmente mentre mangiava un cheeseburger. L'ironia di un Trump che ha piazzato figlia e genero alla Casa Bianca nel suo primo mandato che si scaglia contro il nepotismo iraniano è talmente sottile che servirebbe un microscopio elettronico per vederla. È il bue che dà del cornuto all'Ayatollah.
IL CASTING È APERTO (TELEVOTO NON INCLUSO) Ma non finisce qui. Perché se bocci il candidato ufficiale, devi averne uno di riserva, giusto? E Trump, che non arriva mai a mani vuote (a meno che non siano mani minuscole), ha già la lista pronta. Come riportato dal New York Times e ripreso da Gulf News, il Presidente ha dichiarato sornione: “Ho tre ottime scelte in mente”.
Tre. Non una, non due. Tre. Esattamente come i finalisti di un reality show. Non ha fatto i nomi, ovviamente. “Non li rivelerò ora. Prima finiamo il lavoro”, ha detto, trasformando la successione teocratica sciita in un cliffhanger di fine stagione. Chi sono questi tre misteriosi concorrenti?
- Un mullah moderato che gioca a golf?
- Un generale dei Pasdaran che ha promesso di costruire un Trump Hotel a Isfahan?
- O forse Hulk Hogan con una barba finta?
DAGOSPIA CI AVREBBE FATTO UN TITOLO Se fossimo su Dagospia, il titolo sarebbe già pronto: FLASH! TRUMP CHOCA I TURBANTI: "MOJTABA? UN PORACCIO! IL NUOVO CAPO DELL'IRAN LO SCELGO IO, E SARÀ BIONDO!" - IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA DEL TYCOON CHE ORA VUOLE FARE IL PAPA NERO.
La verità è che questa mossa trasforma la politica estera in una puntata di The Apprentice. Immaginatevi la scena: i candidati alla Guida Suprema convocati nello Studio Ovale (o su Zoom, se i droni non permettono viaggi sicuri), costretti a presentare un business plan per "rendere la Persia grande di nuovo". Trump che li guarda, socchiude gli occhi e dice a un venerabile ayatollah di ottant'anni: "Mi piaci, hai energia, ma il tuo look è troppo 'anni '79'. Sei licenziato".
LA REALPOLITIK DELLE STAR Dietro la farsa, però, c'è la tragedia (o la commedia nera, fate voi). Come sottolinea Al Jazeera, Trump sta applicando all'Iran lo stesso metodo usato con il Venezuela: personalizzare tutto. Non esistono Stati, non esistono sovranità, esistono solo CEO che si parlano. E se il CEO dell'Iran non gli piace, lui vuole parlare col Consiglio di Amministrazione per cambiarlo.
Mentre Mojtaba cerca disperatamente di non fare la fine dei personaggi secondari nei film d'azione, il mondo osserva attonito. Siamo passati dalla "Diplomazia del Ping Pong" alla "Diplomazia del Casting Director". L'unica certezza? Se Trump riuscirà davvero a piazzare il "suo" uomo a Teheran, possiamo aspettarci grandi cambiamenti. Magari il prossimo slogan della Repubblica Islamica sarà "Morte all'America, ma prima passate al gift shop".
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